Pianura si ribella al pizzo. Il presidente Sos Impresa Cuomo: “Stato, cittadini e commercianti alleati contro i clan”

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Via Evangelista Torricelli, strada in passato quartier generale della camorra, e Luigi Cuomo
Via Evangelista Torricelli, strada in passato quartier generale della camorra, e Luigi Cuomo

NAPOLI – C’è una Pianura che ha paura della camorra, ma ce n’è un’altra che alla camorra ha già detto di no. E’ la parte del quartiere fatta di commercianti, imprenditori, associazioni, parrocchie, scuole e cittadini che negli anni hanno scelto di non abbassare la testa contro la camorra. E’ da questa comunità che Luigi Cuomo, presidente di Sos Impresa e dell’Associazione Antiracket “Pianura per la Legalità”, chiede di ripartire per costruire una nuova stagione di contrasto alla criminalità organizzata. Perché Pianura, nella sua analisi, non può essere definita semplicemente un “quartiere criminale”. E’ piuttosto un territorio nel quale una minoranza criminale conserva ancora la capacità di controllare alcune porzioni di spazio e di società, mentre la maggioranza dei cittadini chiede soltanto normalità. Ed è proprio il contrasto tra queste due realtà a rendere complessa la sfida.

Pianura ha però una caratteristica che la distingue da altri territori. Il racket delle estorsioni, secondo Cuomo, non è riuscito a conquistare la stessa libertà di movimento che storicamente ha avuto altrove. Non significa che la camorra sia scomparsa. Significa che nel quartiere, negli anni, si è costruita una cultura della denuncia e della reazione civile che ha rappresentato un argine importante. “Proprio qui è nata una delle esperienze più significative dell’associazionismo antiracket napoletano e campano”, ricorda Cuomo. Un patrimonio che oggi non deve essere disperso. Al contrario, può diventare il punto di partenza per una nuova strategia. Perché se lo Stato vuole davvero riconquistare le zone più difficili di Pianura, non parte da zero: trova una comunità già pronta a collaborare. Ma questa comunità, avverte Cuomo, non può essere lasciata sola.

La proposta è quella di una strategia straordinaria e coordinata che coinvolga prefettura, Comune di Napoli, forze dell’ordine, Procura, servizi sociali, scuola, parrocchie e associazioni. Non un intervento occasionale, dunque, ma una presenza capace di durare nel tempo. Servono più uomini e mezzi per le forze dell’ordine, ma anche un’attività investigativa continua sul traffico di droga e sulla disponibilità di armi. E poi quella che Cuomo considera una delle priorità: mettere ordine nel patrimonio immobiliare pubblico. Censire gli alloggi, verificare le assegnazioni, individuare le occupazioni abusive e ripristinare la legalità laddove gli immobili siano stati sottratti alla collettività. E’ questa, secondo il presidente di Sos Impresa, una delle strade attraverso cui lo Stato può tornare a essere visibile anche fisicamente. “Lo Stato deve riprendersi fisicamente e socialmente il territorio”, sostiene Cuomo. Cento operazioni di polizia possono essere importanti e necessarie, ma la battaglia non può considerarsi vinta se esistono ancora strade, palazzi o complessi di edilizia pubblica percepiti dai cittadini come territori sottratti al pieno controllo delle istituzioni.

E poi c’è la sfida più lunga: quella educativa. La criminalità non si limita a conquistare spazi. Cerca consenso, costruisce modelli e recluta giovani. Per questo, accanto agli arresti, servono opportunità, scuola, sostegno alle famiglie e presenza sociale. L’obiettivo è impedire che un ragazzo cresca considerando normale ciò che normale non è: la droga venduta sotto casa, le armi, il potere dei clan, l’idea che il territorio appartenga a qualcun altro. “La repressione è indispensabile ma da sola non interrompe la riproduzione sociale della criminalità”, spiega Cuomo. La vera sfida, dunque, è creare un’alleanza stabile tra Stato e cittadini. Pianura, secondo il presidente dell’associazione antiracket, quell’alleato lo ha già: è la parte sana del quartiere, quella che in passato ha avuto il coraggio di denunciare e che oggi chiede di non essere lasciata sola. “Se lo Stato decide di esserci davvero, in maniera stabile e non episodica, a Pianura troverà persone pronte a fare la propria parte”, conclude Cuomo. E’ da questa alleanza che può partire la battaglia più difficile: trasformare Pianura da territorio nel quale la camorra tenta ancora di esercitare il proprio controllo a quartiere nel quale siano finalmente le istituzioni e la comunità a dettare le regole.

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