Roberto Benigni e il vizietto del plagio

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Dalla bestemmia all’autodafè.

Roberto Benigni è stato un buon bestemmiatore. La sua era satira di costume, di religione, di potere. Come dimenticare la sua lunga contumelia nel film “Berlinguer, ti voglio bene”, la disamina degli appellativi dei genitali maschili e femminili con la Carrà, le rampognate ai politici di ogni colore negli spettacoli dei primi anni ’90? Quando imprecava era spontaneo, creativo, imprevedibile, sorprendente.

Il “nuovo corso”.

Poi, a un certo punto della sua vita, il fascino discreto della borghesia lo ha rapito. E’ diventato il San Francesco dei ricchi. Si è spogliato dell’innocenza che nobilitava la sua risata di fronte alla nudità del re, e ha deciso di indossare gli abiti dell’intellettuale di corte. Anzi, delle corti. Di quella politica, di quella ecclesiastica, di quella della morale e del pensiero dominante. Una sorta di auto-autodafè artistico, che però gli ha aperto le porte del Paradiso.

Il libro di Francesco e il Vangelo di Matteo.

Lo abbiamo visto fare la pubblicità dei libri del Papa, sostenere la campagna referendaria dell’allora premier Matteo Renzi, declamare con gli occhi lucidi la Divina Commedia, la Costituzione italiana, Il Cantico dei Cantici in prima serata sulle reti nazionali. Testimonial dell’ovvio, piazzista del banale, profeta del nazionalpopolare. Intrattenitore perfetto per quell’Italia in pantofole, appesantita dall’ultimo pasto, che è disposta a sorbirsi una poesia o un classico della letteratura solo a patto che susciti in lei le stesse emozioni di una puntata di “C’è posta per te”.

Il sacco di Venezia.

Ma nelle vesti di cherubino l’ex piccolo diavolo non è mai stato davvero a proprio agio. Gli mancano le parole. E allora ecco che rubicchia frasi qua e là, come un Roberto Saviano qualunque, senza citare la fonte. Stavolta è Vittorio Sgarbi a beccarlo con le dita nei cassetti altrui. In occasione del conferimento del Leone d’Oro alla Carriera al Festival di Venezia, Benigni rivolge alla moglie Nicoletta Braschi una vera e propria dichiarazione d’amore: “’Stare con te o stare senza di te è l’unico modo che ho per misurare il tempo”. Una frase di Jorge Luis Borges.

Borges e Nabokov, i morti hanno sempre torto.

L’autore non è stato menzionato e purtroppo dal 1986 non è più nelle condizioni di protestare. Il resto dell’intervento è piatto e scontato. Spicca solo un’altra frase: “Il nostro è stato amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista’. Anche questa, però, è refurtiva. Stavolta la vittima del furto è il povero Vladimir Nabokov, l’autore di “Lolita”. Purtroppo non sono casi isolati.

La lapide di Craxi.

Antonello Piroso, giornalista e conduttore televisivo, ha scritto a Dagospia per segnalarne un altro. Nei suoi spettacoli, Benigni dedicava spesso all’ex presidente del Consiglio e leader del Partito Socialista Bettino Craxi questa battuta: “Se Craxi morisse sarebbe facile fare la lapide: nacque, nocque”. Una frase dello scrittore senese Mino Maccari, contenuta in ‘Fogli di un taccuino’ del 1948.

Il vizietto del toscanaccio.

Ma anche all’indomani della messa in onda del monologo sul Cantico dei Cantici, Sanremo 2020, un autore e interprete di testi teatrali, Roberto Mercadini, aveva bacchettato il suo più famoso “collega” (il video è qui sotto). “Non esiste vita che almeno per un momento non sia stata immortale”, diceva Benigni, appropriandosi abusivamente di un verso della poetessa polacca Wisława Anna Szymborska, premio Nobel per la Letteratura nel 1996. Ma non era finita. “L’amore non è un mistero. E’ il luogo in cui il mistero si dissolve”. Parole dello scrittore colombiano Nicolás Gómez Dávila. Perché non dirlo? Naturalmente la fortuna di Benigni è quella di essere italiano. Nel nostro Paese il plagio è considerato quasi stigma di santità. E l’incoerenza una virtù cardinale. Leggere alle voci Saviano e Renzi.

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Ugo Clemente
Ugo Clemente è giornalista professionista e direttore editoriale di Cronachedi. Ha iniziato l’attività giornalistica nel 2004 ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti Professionisti dal 2008. Dopo l’esperienza come redattore e caporedattore, dal 2014 ricopre il ruolo di direttore editoriale di Libra Editrice, società editrice di Cronachedi. Laureato in Giurisprudenza alla LUISS “Guido Carli” di Roma, è abilitato all’esercizio della professione forense dal 2021. Dal 2021 è anche presidente della Commissione Giuridica ed Economica dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Nel corso della sua attività professionale ha affiancato al lavoro giornalistico un’intensa attività di formazione. È stato relatore in numerosi corsi di formazione professionale per giornalisti dedicati, tra gli altri temi, alla diffamazione a mezzo stampa, alla privacy, alla deontologia, alla riforma della giustizia, al pluralismo dell’informazione, al rapporto tra giornalismo e social network e alle regole dell’informazione in materia di cronaca giudiziaria e sociale. Ha inoltre svolto attività didattica e laboratoriale nelle scuole, curando percorsi dedicati al giornalismo, al diritto dell’informazione, alle tecniche di comunicazione, alla scrittura giornalistica e alla produzione di contenuti digitali e multimediali. Tra il 2020 e il 2022 ha svolto attività di docenza esterna presso l’Istituto Penale per Minorenni di Airola. Accanto al giornalismo e al diritto, coltiva da anni un forte interesse per l’informatica e l’innovazione applicata all’editoria. È sviluppatore Python e utilizza il linguaggio insieme alle principali librerie per l’analisi dei dati e il machine learning, oltre a tecnologie web e sistemi Linux.

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