San Cipriano d’Aversa, soldi di Corvino all’imprenditore Iorio

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Stanislao Corvino e Vincenzo D'Angelo
Stanislao Corvino e Vincenzo D'Angelo

SAN CIPRIANO D’AVERSA – Emergono nuovi e scottanti retroscena legati alla maxi inchiesta giudiziaria che, la scorsa settimana, ha travolto i fratelli Francesco e Stanislao Corvino. Tra le pieghe dei faldoni dell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari, l’attenzione degli inquirenti si è concentrata sui flussi finanziari e sui rapporti economici tra gli indagati e alcuni esponenti del tessuto imprenditoriale locale, tracciando una fitta rete di scambi di denaro che andrebbe ben oltre la normale prassi commerciale.

Al centro di questo specifico filone d’indagine c’è il rapporto economico tra Stanislao Corvino e Salvatore Iorio, 58 anni, noto imprenditore legato alla Beton Sirio e non indagato. Secondo quanto ricostruito dai magistrati, i soldi dei Corvino sarebbero arrivati direttamente nelle mani di Iorio attraverso un collaudato sistema di intermediari. La circostanza emerge con chiarezza in un passaggio cruciale dell’inchiesta, dove si fa riferimento a un incarico che Stanislao Corvino avrebbe affidato a Mario Capasso, incaricato di fare da spola per consegnare denaro contante a diverse persone. Nel caso specifico, l’episodio risale a poco prima del Natale del 2023.

Secondo gli atti, Stanislao Corvino avrebbe inviato a Salvatore Iorio la somma in contanti di 5mila euro, utilizzando come tramite il fratello Francesco Corvino per la consegna materiale. Per il giudice per le indagini preliminari, questo passaggio di denaro non sarebbe un’operazione casuale, bensì un preciso “ritorno di somme contanti a fronte di un bonifico di pari importo”, avvenuto subito dopo la regolare fatturazione di alcune somme relative a prestazioni lavorative. Un meccanismo di monetizzazione forzata che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe servito a ripulire i flussi di cassa e a garantire liquidità non tracciabile, confermando il quadro indiziario di un sistema di gestione degli affari estremamente ramificato sul territorio di San Cipriano d’Aversa.

Nella stessa inchiesta era inoltre emerso come, con l’avvicinarsi della stagione estiva, le spiagge del litorale domiziano si popolino di ruspe e operai per i consueti preparativi. Dietro i classici lavori di spianamento, livellamento e manutenzione annuale degli arenili, secondo gli investigatori, si nasconderebbe però la pesante ombra della criminalità organizzata.

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