Schiavone parla con i magistrati, verità sul mistero di Bardellino

Dubbi della Dda sulla ricostruzione processuale della morte del sanciprianese. Schiavone potrà rivelare ciò che realmente accadde in Brasile

Antonio Bardellino e gli agenti della Dia

CASAL DI PRINCIPE – Se quello di Antonio Iovine, nel 2014, si mostrò come un pentimento tardivo, perché concretizzatosi a 4 anni di distanza (non pochi) dalla sua cattura, la nuova collaborazione con la giustizia di Francesco Sandokan Schiavone potrebbe essere percepita come un gesto fuori tempo massimo. E considerando il potenziale conoscitivo che il capoclan ha ora, avendo trascorso in cella gli ultimi 26 anni della sua vita (la maggior parte dei quali al 41 bis), per certi versi potrebbe apparire anche vero. Ma ci sono due elementi che rendono la scelta di Sandokan, questioni anagrafiche a parte, ugualmente importantissima per la lotta alla mafia.

Il primo è di ordine mediatico: il fatto che a violare il patto di omertà sia stato adesso il fondatore del clan dei Casalesi è uno spot pessimo per la mafia. Certifica ulteriormente la fragilità dell’organizzazione, ne traccia la resa (almeno di una parte) e mette in una solida posizione di vantaggio lo Stato che può, ancor di più, capitalizzare i suoi enormi sforzi profusi negli ultimi decenni per arginarla. E, sbilanciandosi, può definitivamente dichiarare vittoria nella battaglia a quella criminalità organizzata che avevamo imparato a conoscere grazie al processo Spartacus. Insomma, se ora a ‘mollare’ è il capo, la base, già abbondantemente intontita dalla sequela di precedenti pentimenti, dei numerosi arresti e delle imponenti confische, perderà ulteriormente coesione. Andrà in bambola, capirà che è stato lo stesso uomo a cui avevano giurato fedeltà a tradire il patto e potrebbe innescarsi una sorta di effetto domino con nuove collaborazioni di giustizia all’insegna del ‘si salvi chi può’ (al netto, logicamente, di chi cercherà di sfruttare gli spazi che si creeranno nel mondo criminale).

Il secondo elemento è di ordine investigativo: è vero, Sandokan è in cella dal 1998, ma è ancora detentore di verità inconfessate. Ci sono omicidi irrisolti (probabilmente che egli stesso aveva ordinato). E finalmente potrà fare chiarezza su ciò che realmente è accaduto ad Antonio Bardellino. Per i giudici di ‘Spartacus I’, il boss di San Cipriano d’Aversa fu ucciso tra il 24 e il 26 maggio del 1988 in Brasile. La storia processuale dice che Mario Iovine, alias Marittiello, raggiunse il boss in Sudamerica per assassinarlo e vendicarsi così della perdita del fratello Domenico. Chi gli disse che ad ordinare la morte del germano fu Bardellino sarebbe stato Francesco Sandokan Schiavone (unico condannato per l’assassinio del sanciprianese). Ma è una verità giudiziaria che da qualche anno non convince più la Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Intercettazioni, mail, testimonianze e fotografie raccolte negli ultimi anni da poliziotti, finanzieri e agenti della Dia, l’hanno spinta a ritenere che il mafioso, se non ancora in vita adesso, verosimilmente in Sudamerica, sia morto in un’epoca diversa rispetto a quella tracciata nella sentenza. È per cercare ulteriori elementi (e dare più forza a questa tesi), il pubblico ministero Vincenzo Ranieri, titolare dell’inchiesta sulle recenti e presunte attività mafiose messe in atto dagli eredi di Bardellino, l’anno scorso ha mandato gli agenti della Dia a perquisire le abitazioni dei parenti del boss, ora residenti in Italia, e di vari personaggi che sarebbero potuti essere in contatto con lui. Quest’indagine è ancora in corso. E se dovesse arrivare ad accertare che il boss non fu eliminato, la storia criminale della mafia dei Casalesi andrebbe riscritta. Significherebbe che Francesco Sandokan Schiavone, il fondatore del clan, ha costruito il suo regno di terrore su una menzogna. Significherebbe che Bardellino aveva trovato un accordo con chi lo aveva raggiunto in Sudamerica per ucciderlo: farsi da parte, lasciare l’Agro aversano, ma salvare la sua vita e quella di buona parte dei propri familiari.

Ed ora Sandokan, se non si svestirà dei panni di pentito che ha iniziato ad indossare da pochi giorni, potrà finalmente aiutare gli investigatori a fare chiarezza. Il solo che, oltre Francesco Schiavone, avrebbe potuto dire la verità su questa intricatissima storia sarebbe stato proprio Iovine. Ma ‘Marittiello’ venne assassinato a Cascais, in Portogallo, nel 1991. Ufficialmente fu ammazzato su ordine di Nunzio De Falco.

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