Le parole pronunciate da Jannik Sinner dopo una vittoria a Wimbledon, “sto dando la mia vita per il tennis”, hanno confermato la filosofia del numero 1 al mondo, un atleta che fin da bambino si è definito “ossessionato” dalla disciplina. Ora, però, i sacrifici fatti per raggiungere la vetta del ranking mondiale hanno iniziato a richiedere un nuovo bilanciamento.
L’atleta ha espresso più volte il desiderio di dedicare maggiore tempo agli affetti, dalla famiglia d’origine alla fidanzata. Sebbene il tennis rimanga la priorità per gli anni a venire, non rappresenta più l’unica ragione della sua esistenza. La videochiamata con i genitori dal Centre Court di Wimbledon ha racchiuso il bisogno di vicinanza di un ragazzo partito da casa per inseguire un sogno e ripagare i sacrifici familiari.
Questa evoluzione è stata compresa e incoraggiata dal suo team. I coach Simone Vagnozzi e Darren Cahill, oltre a migliorarne gli aspetti tecnici, hanno capito come rendere il tennis compatibile con la vita. “Jannik non è più il ragazzo per cui esisteva solo il tennis”, ha spiegato Vagnozzi. “Finito un torneo, vuole riposarsi, stare con la sua ragazza e la sua famiglia. Dobbiamo assecondarlo per non stressarlo e garantirgli una carriera lunga”.
Il dialogo tra allenatori e atleta è cambiato: prima si parlava quasi esclusivamente di tennis, ora gli argomenti si sono diversificati. L’obiettivo è capire quando affrontare un tema tecnico e quando, invece, è meglio lasciare spazio ad altro. Un approccio fondamentale per gestire un campione al vertice.
In questo percorso, Sinner trae ispirazione dai grandi del passato. Il coach Darren Cahill ha spesso sottolineato la curiosità di Jannik: quando incontra persone di successo, preferisce ascoltare piuttosto che parlare di sé, chiedendo come abbiano gestito pressione, sconfitte e fama. Ogni incontro diventa così un’occasione per imparare.
Il rischio per i perfezionisti è che la stessa qualità che li porta al successo finisca per consumarli. Roger Federer ha raccontato di aver imparato a “staccare la spina” per non farsi assorbire mentalmente dal tennis. Rafael Nadal cercava la normalità con gli amici di sempre, mentre Novak Djokovic ha integrato il recupero mentale nella sua routine quotidiana.
Fino a poco tempo fa, Sinner sembrava non concedersi deviazioni. Adesso ha imparato a mettere le cose in prospettiva: il tennis è fondamentale, ma la vita esiste anche fuori dal campo. Questa nuova consapevolezza, nata dall’educazione familiare, si riflette nel suo modo di vivere il circuito. Sinner entra in campo con la stessa fame, ma con la certezza che la vita non finisce alla riga di fondo. Proprio questo equilibrio potrebbe rivelarsi la sua arma più efficace per vincere ancora di più.








