Sinner, la rivoluzione del servizio: da debole a letale

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Sport tennis
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Il servizio di Jannik Sinner, un tempo considerato un punto debole, si è trasformato in un’arma letale e una solida certezza nel suo gioco. L’evoluzione è stata evidente e ha raggiunto il suo culmine durante il torneo di Wimbledon.

I numeri dello Slam londinese hanno parlato chiaro: il numero uno del mondo ha chiuso il torneo in testa alla classifica degli ace con 128 battute vincenti. Un dato impressionante, più del doppio rispetto ai 62 ace messi a segno nell’edizione precedente. A questo si aggiunge l’84% di punti vinti con la prima di servizio, a testimonianza della sua capacità di capitalizzare al massimo il colpo di inizio gioco.

A certificare l’efficacia della battuta di Sinner è stato Novak Djokovic, uno dei più grandi ribattitori nella storia del tennis. “Non si può attaccare la sua prima”, ha spiegato il serbo dopo la sconfitta. “Ha un servizio molto imprevedibile, grande varietà, ottimo equilibrio e potenza. Anche la seconda palla è molto profonda e carica di rotazione. È super solido e sostiene il servizio con un primo colpo aggressivo, mettendoti subito in difesa”.

Questa rivoluzione tecnica è frutto di un lavoro minuzioso curato dal suo coach, Simone Vagnozzi. “Il cambiamento più grande lo abbiamo fatto l’anno scorso dopo lo US Open”, ha rivelato Vagnozzi. “Abbiamo modificato diversi particolari, come l’appoggio del piede e il lancio di palla, che ora è più vicino al corpo. È cambiato il modo in cui arriva il piede: prima si fermava quasi con una frenata brusca, mentre adesso appoggia e spinge in un movimento continuo”.

Grazie a questi accorgimenti, Sinner ha acquisito maggiore fiducia e ha trovato angoli più precisi, privilegiando l’efficacia alla sola potenza. “Le velocità non sono incredibili, ma è molto più preciso”, ha aggiunto l’allenatore. “Penso che ogni anno abbia migliorato il servizio e le statistiche. Anche la seconda palla è cresciuta tanto, quindi siamo veramente contenti di come sta andando”.

Un altro aspetto fondamentale è la lucidità con cui Sinner sceglie il tipo di servizio nei momenti cruciali del match, una qualità legata alla sua straordinaria forza mentale. “Lui ha un carattere per cui nei momenti importanti si concentra ancora di più e riesce a esprimere meglio il suo tennis”, ha concluso Vagnozzi.

Danilo Pizzorno, tecnico e videoanalista che ha lavorato con Sinner agli inizi della sua carriera, ha applaudito il risultato ottenuto dal team. “È stato fatto un lavoro di fino. Quando era bambino Jannik, con le sue gambe molto lunghe, faticava a sentire le spinte verticali. Crescendo ha messo massa muscolare, ma soprattutto hanno trovato il modo di costruire un movimento efficace che, unito alle sue doti di lucidità, lo ha reso un grande battitore”.

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