CASAL DI PRINCIPE – Le slot machine ‘a nero’ come affare da controllare, imporre nei locali e spartire tra gruppi criminali. È uno dei capitoli dell’inchiesta sugli Zagaria e sui rapporti con l’area Schiavone, ricostruito dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta. Al centro degli accertamenti ci sono Carlo Bianco, ritenuto esponente della cosca di Casapesenna, e Nicola Pezzella, detto ‘Palummiello’: secondo gli investigatori, avrebbero avuto un ruolo cardine nella gestione del business delle cosiddette ‘macchinette’ nell’Agro aversano.
Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, il settore delle slot sarebbe stato storicamente sotto l’influenza della fazione Zagaria. Bianco, già ritenuto vicino a quell’area, avrebbe continuato a muoversi in questo campo anche negli ultimi anni, spingendosi in territori riconducibili ad altre fazioni attraverso accordi e compensazioni. È in questo quadro che gli investigatori collocano i contatti con Pezzella, ritenuto riferimento nell’area di Frignano, indicata come ‘feudo’ degli Schiavone.
Un passaggio centrale dell’attività investigativa riguarda un colloquio del 7 novembre 2022 intercettato all’interno della ‘Li.Ca. Rent’, sede di un autonoleggio ritenuto base operativa di Bianco. In quella conversazione, Bianco e Pezzella avrebbero discusso della gestione del gioco d’azzardo e dell’imposizione di macchinette in locali del territorio. Pezzella avrebbe segnalato attività commerciali e contesti da raggiungere, mentre Bianco si sarebbe proposto come fornitore di apparecchi ‘a nero’, destinati a sostituire quelli già presenti e ritenuti meno convenienti per le casse criminali.
Dalle conversazioni emergerebbe anche il progetto di estromettere altri gestori, indicati come soggetti esterni o comunque non allineati, per installare slot riconducibili al circuito di Bianco. In cambio, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state previste percentuali e spartizioni dei proventi. Gli inquirenti richiamano anche successivi incontri con Giacomo Penna, considerato parte dell’organizzazione operativa del sistema, durante i quali si sarebbe parlato di conteggi, percentuali e incassi.
Il meccanismo, per gli investigatori, era semplice: individuare i locali più redditizi, imporre la sostituzione delle macchinette, gestire i guadagni e garantire una quota ai gruppi criminali interessati dal controllo del territorio. Nell’inchiesta compaiono riferimenti anche a locali di Carinaro, dove sarebbe emerso il pagamento di somme per ogni apparecchio installato, e a contatti con altri ambienti criminali per la gestione dello stesso affare in diversi comuni.
Per i carabinieri, il contenuto delle intercettazioni confermerebbe l’attualità di un racket considerato ancora strategico: quello del gioco illegale, capace di garantire liquidità continua e di rafforzare il controllo delle cosche sulle attività economiche. Un affare costruito non solo sull’imposizione, ma anche sulla capacità di mediare tra fazioni, evitando conflitti e assicurando a ciascun gruppo la propria parte.
Questo spaccato è contenuto nell’indagine, coordinata dai pm Andrea Mancuso e Maurizio Giordano, che ha coinvolto 43 persone. Tra loro c’è Bianco, accusato, tra i vari reati, di associazione mafiosa; Penna, accusato di concorso esterno al clan; e Pezzella. Quest’ultimo, già a processo per mafia in altri procedimenti, in questa inchiesta è accusato di reati legati alla droga. Tutti sono da considerare innocenti fino a eventuale sentenza di condanna definitiva.
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