Tav, crescono le piazze del ‘Si’: dopo Torino e Milano sabato tocca a Verona

Si fa incandescente la lotta tra i cittadini favorevoli e non alla Tav

Foto LaPresse - Marco Alpozzi

Milano (LaPresse) – Dopo Torino e Milano, il popolo dei ‘si Tav scende in piazza anche a Verona. Il Veneto delle categorie produttive si mobilita “contro la cultura del ‘no'”. Una ventina di associazioni regionali, come Apindustria e Confartigianato, Confagricoltura e sindacati come Cisl, Ugl Uil, si è data appuntamento in piazza Bra per ‘spingere’ le nuove infrastrutture e in particolare l’alta velocità Torino Lione. A organizzare è il Civ (Comitato infrastrutture veneto), sulla scorta dell’esempio torinese del 10 novembre.

I pro Torino-Lione si schiereranno nella piazza veronese per sollecitare il governo M5S-Lega a non rinunciare alle grandi opere come la Pedemontana, la Tav, il Mose. E il primo risultato lo sottolinea Germano Zanini, coordinatore dei Sì Tav veneti. “Per la prima volta negli ultimi vent’anni per dire sì allo sviluppo, contro la logica del no a tutto che blocca il Paese, sindacati, imprenditori, amministrazioni locali, professioni, cooperazione e società civile sono insieme”. E questa è solo la prima tappa: si pensa già a una manifestazione a Padova per febbraio.

Intanto il comitato ‘Sì Tav’, che scalda i motori con l’iniziativa veronese, dal presidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia, incassa quello che pare una sorta di endorsement. “Confermo l’assoluta necessità di realizzare il progetto e l’itinerario della Tav – ha scritto il governatore in una lettera -. Perdere questa opera per noi significherebbe una grave sconfitta in termini di competitività e di ricchezza”. E da Zaia arriva anche l’assicurazione che il piano di opere pubbliche in Veneto “va avanti. La Tav, la Pedemontana, la Valdastico Nord, la Romea commerciale, la Sr 10 si devono fare”.

Si fa incandescente la lotta tra i cittadini favorevoli e non alla Tav

Il Veneto realizza da solo il 9.2% del Pil italiano. E vive di esportazioni. Ecco perché per Zanini la Tav non va vista solo come la linea Milano-Torino, ma come parte del corridoio 5. Cioè “3.200 chilometri di ferrovia ad alta velocità, che dalla Spagna, attraverso la Val padana. E da Trieste a Budapest, con la via della seta portano ai mercati asiatici”.

L’obiettivo dei Si Tav veneti si delinea come quello di creare un unico movimento nazionale per le infrastrutture. Non è quindi un caso che l’apertura dei lavori sabato a Verona sarà affidata all’ex sottosegretario ai Trasporti Mino Giachino. Che è stato tra gli organizzatori della manifestazione SÌ Tav nel capoluogo regionale piemontese.

In attesa che la voce di chi vuole salire sul treno della Tav risuoni anche all’ombra dell’Arena, sotto la Mole la polemica non si ferma, con il botta e risposta tra la sindaca Chiara Appendino e il presidente Sergio Chiamparino. Alla prima cittadina pentastellata, che ha preconizzato un responso negativo per l’analisi costi benefici sulla Torino Lione, il governatore piemontese ha replicato con la sua ironia: “Ignoravo le capacità divinatorie della sindaca Appendino, ma se i mancati pedaggi delle autostrade e le mancate accise sulla benzina non bruciata sono considerati costi, il destino della Tav rischia di apparire segnato”.

Laura Carcano

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