Tiziana Alla: «Giocatori coccolati, poco abituati»

67
Cronache Mercato
Cronache Mercato

I Mondiali del 2026 hanno rappresentato un momento storico per Tiziana Alla, diventata la prima telecronista donna a commentare una partita di un Mondiale di calcio maschile per la Rai. Un’evoluzione importante, dall’essere inviata a bordocampo a voce principale di un evento planetario. «Avevo già seguito la competizione in Qatar, ma da telecronista è tutta un’altra cosa: sei sola con te stessa», ha spiegato la giornalista. «Viene meno quel gioco di squadra che io preferisco».

Il suo esordio si è rivelato un vero battesimo del fuoco. Durante la prima partita, ha dovuto fare i conti con una pioggia torrenziale. «La priorità era salvare gli appunti: scrivevo con una mano e con l’altra tenevo l’ombrello. La difficoltà peggiore, però, era la grande distanza dal campo, che ci offriva una visuale lontanissima». Neanche la seconda telecronaca a Seattle è stata più semplice: «Gli spettatori americani non stavano fermi un attimo, c’era un viavai continuo. Ci siamo dovuti alzare spesso per vedere il campo, ma ho percepito grande curiosità e il riscontro è stato ottimo».

La passione per il calcio e il giornalismo ha radici profonde. «Frequento gli stadi da quando ero bambina, sono cresciuta in curva», ha raccontato. Un amore che l’ha portata a scrivere finte cronache delle partite dell’Under 21, inviate al Corriere dello Sport nella speranza di una risposta mai arrivata. La sua fede romanista l’ha vista testimone di gioie e dolori: «Nel 1984 ero in curva a vedere la Roma perdere la finale di Coppa dei Campioni. Ho vissuto i drammi, ma anche i due scudetti: quello del 1983 da tifosa e quello del 2001 da giornalista».

La giornalista ha poi offerto una riflessione sul ruolo della donna nel suo settore. «Mi dispiace che la giornalista sportiva sia identificata per forza con l’aspetto fisico, è limitante. Chi vuole fare questo mestiere deve puntare sulle proprie capacità e non sull’immagine». Un pensiero che si estende alla sua visione del calcio moderno e dei suoi protagonisti, a partire da un episodio con Donnarumma: «Non mi ha risposto in quel modo perché sono donna, ma perché era ferito nell’orgoglio».

Questa reazione, secondo lei, è sintomo di una tendenza generale. «Credo che i giocatori italiani siano poco abituati alla critica e troppo coccolati», ha affermato con nettezza. «I social network hanno azzerato il confronto diretto e il contraddittorio, ma il giornalista non deve mai smettere di essere tale e di fare domande scomode quando serve».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome