Toscana, Rossi: “Accelerare l’assegnazione di beni confiscati alla criminalità”

Il presidente della Toscana invita a non dormire sugli allori

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse in foto Enrico Rossi

Firenze (LaPresse) – “Non siamo la Sicilia o la Calabria. E’ evidente. Ma dovremmo ugualmente preoccuparci”. Il presidente della Toscana Enrico Rossi tira le conclusioni e invita a non dormire sugli allori al termine di tre ore in cui a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze, sede della presidenza della Regione, ricercatori universitari, magistrati e prefetti si sono confrontati sulla criminalità organizzata, la corruzione e il volto delle mafie in Toscana. “E’ vero – dice Rossi – che siamo una regione sana. Più sana almeno di altre. E’ vero che nella nostra terra esiste un controllo sociale alto che ci può e ci dovrebbe garantire per il futuro”.

“Ma c’è un però, appunto. Se a Livorno viene aperta un’indagine sul traffico internazionale di droga è evidente che c’è anche un pezzo di economia coinvolta. E se questo non è emerso prima, nonostante quel controllo sociale di cui andiamo fieri, allora dovremmo forse essere più vigili. Dovremmo attrezzarci e mobilitarci ancor di più, perché il rischio che l’emergenza della criminalità e della corruzione infetti alla fine definitivamente il tessuto della nostra società esiste”. “E poi – aggiunge – chi non ci dice che quel marchio di regione sana e misura ta di cui andiamo orgogliosi non faccia comodo e non venga ad arte salvaguardata anche dalla stessa criminalità organizzata”.

Poi si sofferma. “Dobbiamo iniziare, anche come istituzioni – dice – , a interrogarci di più sulla provenienza dei capitali che vengono investiti in questa regione. L’entusiasmo legittimo che un amministratore prova di fronte a chi porta denaro in Toscana occorre che sia temperato dalla preoccupazione sulla provenienza”.

Il presidente della Toscana si sofferma sul fenomeno mafioso

Da qui l’importanza di riflettere e analizzare sulla metamorfosi del fenomeno mafioso attraverso rapporti annuali e con l’aiuto del mondo accademico con cui la Regione Toscana, su questo tema, ha deciso due anni fa di avviare una collaborazione. Un impegno e uno studio che la prefetto di Firenze, Laura Lega, ha sottolineato come particolarmente significativo ed utile. Da qui ancora l’esigenza, usando di nuovo le parole di Rossi, di “educare alla legalità e alla difesa delle istituzioni, a cominciare dalle scuole”. “La scuola – aveva ugualmente concluso poco prima il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho – è il primo laboratorio dove ci si forma contro la mafie e in cui ricordare i doveri del cittadino, il rispetto dei diritti e della dignità umana e sociale e difendere la libertà”.

Rossi traccia anche la rotto per il futuro prossimo. “Dobbiamo – sottolinea – fare un passo avanti nelle assegnazioni dei beni confiscati alla mafia, numerosi anche in Toscana”. Lancia un’idea: quella di utilizzare alcune degli appartamenti sottratti alla criminalità organizzata come alloggi sociali, a beneficio dunque della collettività, in collaborazione con sindaci e prefetti. Sprona a fare ancora di più sull’osservatorio pubblico sugli appalti. “Noi in Toscana l’abbiamo – dice – e se fosse istituito anche a livello nazionale sarebbe meglio ancora”. Richiama la sentenza della Corte di appello su mafia capitale e il nuovo volto della mafiosità. “La politica – si sofferma – non può far finta che tutto questo non ci sia”. Quindi conclude con una riflessione sulle mafie straniere, a par tire da quella cinese. “Va apprezzato il lavoro delle procure – commenta – I dati ci dicono comunque che tra gli immigrati regolari i tassi di criminalità non sono diversi da quelli degli italiani”.

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