Ue, tiene fiducia l’economia dell’eurozona, ma preoccupa l’industria

Il bilancio della Commissione europea

AFP / Emmanuel Dunand in foto Jean-Claude Juncker

MILANO (AWE/LaPresse) – Scende meno del previsto l’indice di fiducia economica stilato per l’eurozona dalla Commissione europea – il cosiddetto Esi -, che a luglio si attesta a quota 112,1 punti dai 112,3 della precedente rilevazione. Un calo complessivo di due decimi di punto che conferma la sostanziale stabilità degli ultimi quattro mesi. Col dato che da marzo a oggi ha perso sette decimali. E che al tempo stesso si presenta coerente con una crescita trimestrale del Pil dello 0,4% nel secondo quarto dell’anno. Anche se, per quanto riguarda questo secondo punto, la conferma arriverà solo domani. Quando verrà resa nota la stima flash relativa all’espansione economica dell’area nei mesi da aprile a giugno.

Calano fiducia dell’industria e commercio al dettaglio

Per il momento, si osserva come a calare siano state la fiducia dell’industria (-1,1 punti) e quella del commercio al dettaglio (-0,8 punti), i cui decrementi sono stati solo in parte compensati dal progresso di 0,9 punti messo a segno dai servizi, grazie in particolare al balzo del dato tedesco (+7,2 punti), ben più marcato rispetto alle indicazioni Ifo della scorsa settimana.

Italia e Francia contengono le perdite, la Germania cresce

L’indice Ifo, basato su una indagine che coinvolge circa novemila aziende, aveva infatti segnato un lievissimo calo a 101,7 punti dai 101,8 del mese precedente, comunque al di sopra delle attese degli analisti, ferme a 101,5 punti. Proprio la Germania, d’altra parte, è tra le grandi economie dell’euro l’unica a veder crescere (di 0,9 punti) il proprio dato Esi. Per il resto, il calo più netto è quello della Spagna (-1,7). Mentre l’Italia e la Francia contengono la perdita rispettivamente a 0,6 e 0,1 punti e i Paesi Bassi non mostrano variazioni.

Rischio di frenare l’attività economica dell’Ue

“C’è margine perché gli indici di fiducia calino ulteriormente prima di temere un rallentamento di questo ciclo espansivo”. Lo afferma Anna Maria Grimaldi, senior economist Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, commentando la fotografia complessiva relativa all’eurozona. “Tuttavia – segnala -, il calo della fiducia nel manifatturiero segnala il rischio che da questo comparto potrebbe arrivare un freno all’attività economica”.

Rallentamento del commercio mondiale

Il peggioramento del morale nell’industria, si legge in una analisi dello stesso istituto di credito, è spiegato in larga misura da Germania e Francia. E riflette un peggioramento del libro ordini, in particolare dall’estero, oltre che un aumento delle scorte. In più, l’indagine trimestrale evidenzia un minor utilizzo di capacità produttiva. Uno scenario che, sempre secondo Intesa Sanpaolo, potrebbe essere attribuito a una normalizzazione dell’attività dopo mesi di forte espansione. Ma che potrebbe anche affondare le proprie radici in un rallentamento del commercio mondiale. In parte legato ai timori di una escalation della guerra commerciale.

di Marco Valsecchi

 

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