Weah: “Pazienza coi giovani, non nascono tutti Yamal”

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Cronache sport calcio
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George Weah è tornato in campo a New York, mostrando una forma fisica invidiabile. L’ex Pallone d’Oro, quasi sessantenne, ha partecipato a una partita tra leggende italiane e vecchie glorie della MLS, disputata nei giorni scorsi al Rocco B. Commisso Soccer Stadium. Un evento organizzato dalla FIFA che ha visto la partecipazione di icone azzurre come Roberto Baggio, Pirlo, Nesta e Vieri.

Weah, che ha indossato una maglia numero 9, si è detto entusiasta dell’esperienza. “Quando torni in campo con mostri simili ti tornano subito la voglia e lo scatto. Ho ritrovato grandi amici come Baggio e Panucci, è stato un bellissimo pomeriggio”.

A margine dell’evento, l’ex centravanti ha offerto la sua analisi sul momento del calcio italiano, a partire dalla Nazionale. “L’Italia è il paese del calcio, la vostra è una tradizione storica. Ma questo sport funziona così, a cicli. Non ho una spiegazione sui motivi, ma so che ci sarà di nuovo una grande Italia”.

Un ragionamento che Weah ha esteso anche al suo Milan, con cui ha vinto due scudetti. “Come per la Nazionale, anche per i club ci sono cicli ed evoluzioni. Al Milan resta una pressione enorme e va dato tempo ai giocatori di ambientarsi. Oggi c’è una squadra giovane a cui servono lavoro e tanta pazienza. Ci vuole calma, ma tornerà grande”.

L’ex attaccante ha poi lanciato un appello per un cambio di mentalità nella gestione dei talenti, partendo dalla sua esperienza personale. “Sono arrivato al Milan a 28 anni, dopo anni al Monaco e al PSG. Se fosse successo prima, probabilmente non sarei stato pronto. Ero maturo e ho saputo cogliere l’opportunità”.

Da qui, il suo messaggio principale al calcio italiano. “Serve pazienza, bisogna imparare ad ammettere l’errore. Troppe volte vedo ragazzi messi in panchina dopo uno sbaglio. Non è così che funziona, va lasciato loro il tempo per lavorare e crescere. La fiducia è alla base di tutto”.

La chiosa finale è un riferimento a un talento contemporaneo per rafforzare il concetto. “Incoraggiate i vostri ragazzi, accompagnateli nel loro percorso. Non tutti nascono Lamine Yamal, non tutti sono subito fenomeni”. Un pensiero condiviso anche riguardo a suo figlio Timothy, oggi alla Juventus.

Infine, uno sguardo al prossimo Mondiale, dove Weah avrà il cuore diviso. “Tiferò per il Brasile di Carlo Ancelotti, la squadra che amavo da bambino. E ovviamente per gli Stati Uniti di mio figlio Timothy”.

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