2 Giugno, Mattarella sprona l’Italia: “E’ tempo di costruire il futuro. Ora tocca ai giovani”

Foto Paolo Giandotti / Ufficio Stampa Quirinale / LaPresse Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rivolge il suo indirizzo di saluto in occasione della Festa Nazionale della Repubblica, oggi 2 giugno 2021.

ROMA“L’Italia, la nostra patria, ha la carte in regole per farcela” e come 75 anni fa “è tempo di costruire il futuro”. Chi si aspettava un discorso da ‘ultimo canto del cigno’ è rimasto deluso. Sergio Mattarella, festeggiando le 75 primavere della Repubblica, dopo un durissimo anno di pandemia, privazioni e dolore, suona la carica e con ottimismo sollecita il Paese a ripartire.

Non ci sono i cittadini nei giardini del Quirinale, chiusi ancora per le restrizioni anti-Covd, tuttavia il capo dello Stato parla a loro nel cortile d’onore dove protagonista è il tricolore. Sul palco a fare da anchorman è l’attore Cesare Bocci, con la giovane artista Frida Bollani Magoni che intona canzoni di Lucio Dalla e Franco Battiato, scomparso il 18 maggio scorso.

Seduti in platea le alte cariche dello Stato, i rappresentanti del Governo guidato dal premier Mario Draghi e un nutrito gruppo di studenti e studentesse. Non è la festa del 2 Giugno tradizionale, Mattarella comunque oggi ha il dovere, rispolverando i valori che hanno portato il paese ad uscire dal buio della guerra e dalla dominazione fascista, di prendere per mano il Paese e scrivere il futuro. E lo fa citando un brano di Francesco De Gregori: “La storia siamo noi, nessuno si senta escluso”.

L’Italia si è incamminata verso la risalita e per fare ciò, ricorda Mattarella, per intraprendere una seconda svolta nella sua storia, deve farlo con il contributo di tutti. E’ un discorso ricco, pieno di cenni storici, di figure che hanno segnato il percorso di rinascita, costruito dalle macerie. Eventi che hanno segnato il paese come il terrorismo, con l’eccidio di via Fani e il rapimento di Aldo Moro, quando “la Repubblica visse il suo momento più difficile”.

Mattarella ricorda il coraggio di Guido Rossa, quella risposta che lo Stato ebbe da un operaio per lotta contro il terrore. Poi l’alluvione del Polesine, la mobilitazione degli angeli del fango nel ’66 a Firenze, il Vajont, il Belice, il Friuli e l’Irpinia, tutti tragici eventi, fino ad arrivare ai terremoti in Emilia e in Italia centrale, che segnarono tutta la nazione, ma non la piegarono. Perché, insiste Mattarella, la Repubblica è tante cose è “libertà e democrazia, è legalità, ma è anche solidarietà, è umanità e difesa della pace e della vita. Sempre e ovunque”.

Anche nell’impegno dimostrato dalla guardia costiera nel salvare le vite di migranti. Mattarella cita molte personalità, spiccano i nomi di donna, come Tina Anselmi e Nilde Iotti, simboli dell’affermazione femminile nel concetto di Stato, Liliana Segre, per la sua opera a favore della memoria, e Samatha Cristoforetti, “che ci rende orgogliosi, perché prima europea chiamata a comandare la stazione spaziale internazionale”.

Ma c’è anche il nome di Luana D’Orazio, la giovane morta sul lavoro, segno di una Repubblica “imperfetta” le cui “storture hanno cause antiche, e richiedono impegno serio per rimuoverle”. Tra le disuguaglianze e ingiustizie su cui lavorare, la condizione della donna, su cui, dice Mattarella “non siamo ancora al traguardo di una piena parità, nel mondo del lavoro, al loro numero, al trattamento economico, alle prospettive di carriera, alla tutela della maternità, alla conciliazione dei tempi. Permangono disparità mentre cresce l’inaccettabile violenza contro di loro”.

E come 75 anni fa sarà la Costituzione ad indicare alla Repubblica “la strada da percorrere”. L’elogio alla democrazia dell’inquilino del Colle è potente e tocca tutti i livelli delle istituzioni, lanciando un avvertimento soprattutto ai partiti: “La democrazia è qualcosa di più di un insieme di regole, un continuo processo in cui si cerca la composizione possibile delle aspirazioni e dei propositi, nella consapevolezza della centralità delle persone, più importanti degli interessi”.

La sfida è grande e importante, Mattarella ne è consapevole, ma con una ritrovata Europa – che ha riscoperto nel multilateralismo e che resta “risorsa e orizzonte” della Repubblica – e il coraggio degli italiani il Paese può farcela. Nessun pungolo politico, tantomeno riferimenti alla fine del suo mandato, considerazioni sull’operato dell’esecutivo di Draghi.

Il discorso del capo dello Stato contiene le ‘vitamine’ per un Paese che ha riaperto le finestre e si appresta a tornare in pista. L’appello più importante, Mattarella lo riserva ai giovani, che devono essere la priorità dell’Italia: “Ai giovani vorrei chiedere impegnatevi nelle sfide nuove, a cominciare da quella della sostenibilità e della transizione verso un pianeta fondato sul rispetto dell’ambiente e delle persone come unica possibilità di futuro”. Ora, insiste, “tocca a voi scrivere la storia della Repubblica”.(LaPresse)

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome