Ostia, confisca di beni al clan Fasciani per oltre 18 milioni

Operazione della Guardia di Finanza

Foto LaPresse - Claudio Furlan

Roma (LaPresse) – I militari del Comando provinciale della guardia di finanza di Roma hanno dato esecuzione a un decreto di confisca emesso dal Tribunale, Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia capitolina, nei confronti di due esponenti del clan Fasciani, per un valore complessivo pari a oltre 18 milioni di euro.

Le indagini, condotte dagli specialisti del Gico, sono state avviate all’esito delle operazioni di polizia denominata ‘Nuova alba’ (eseguita dalla polizia di Stato nel luglio 2013) e ‘Tramonto’ (conclusa dalle Fiamme Gialle capitoline nel febbraio 2014). Avevano permesso di documentare l’esistenza e operatività dei Fasciani a Ostia, identificare i presunti capi del sodalizio, i fratelli Carmine e Terenzio, destinatari del provvedimento di confisca. E scoprire una serie di intestazioni fittizie di beni poste in essere, secondo chi indaga, con la finalità di agevolare l’organizzazione mafiosa.

In proposito si è pronunciata la Corte di Cassazione che, con sentenze del 26.10.2017 (con riguardo all’operazione Nuova Alba) e del 21.02.2018 (in relazione all’operazione Tramonto), ha sancito la matrice mafiosa del clan.

Operazione della Guardia di Finanza

Sulla base degli elementi emersi nel corso di quelle indagini, la Dda ha delegato ai Finanzieri l’esecuzione di mirati approfondimenti economico-patrimoniali. Sono volti alla ricostruzione del patrimonio posseduto dai Fasciani e dai relativi familiari, nonché all’individuazione delle attività economiche da essi esercitate. Allo scopo di intercettare i flussi finanziari agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili.

Il Gico è riuscito ad accertare come i due fratelli avessero accumulato, nel tempo, un ingentissimo compendio mobiliare e immobiliare. In parte intestato ai loro familiari, in misura assolutamente sproporzionata rispetto ai redditi lecitamente percepiti.

E’ venuto alla luce, in particolare, un tenore di vita del tutto incoerente rispetto alle capacità reddituali, costituendo le attività criminali del clan l’origine delle ingenti ricchezze possedute.

Inquinamento dell’economia legale del litorale

Un “vero e proprio inquinamento dell’economia legale del litorale”, scrivono gli inquirenti. Attuato sfruttando prestanome che sono stati posti a capo di numerose società operanti nel settore della ristorazione, della panificazione, della gestione di stabilimenti balneari e del divertimento notturno (comparti che meglio si prestano al reimpiego dei proventi illeciti), utilizzate come ‘schermo’ per celare il ‘centro di interessi occulto’ facente capo al clan.

Le indagini si sono giovate dell’apporto dichiarativo di collaboratori di giustizia appartenenti alla famiglia criminale dei Baficchio di Ostia. Sono i parenti del defunto Giovanni Galleoni (detto ‘Baficchio’), ucciso a Ostia il 22.11.2011 insieme al sodale Francesco Antonini (detto ‘Sorca Nera’).

il Tribunale di Roma aveva disposto il sequestro dei beni, di cui ora ha decretato la confisca. Patrimonio aziendale e beni di 8 società e un bar; 12 immobili e un terreno ubicati a Roma e in provincia de L’Aquila; rapporti bancari, postali, assicurativi, azioni; per un valore di circa 18,5 milioni di euro.

Contestualmente, il giudice della prevenzione ha sottoposto le persone colpite dalla confisca alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di quattro anni.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome