TUTTI I NOMI E FOTO. Ospedale San Giovanni Bosco in mano ai Contini: 4 arresti e 71 indagati

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Maurizio Scapolatiello, Pietro De Rosa e Salvatore De Rosa
Maurizio Scapolatiello, Pietro De Rosa e Salvatore De Rosa

NAPOLI – Il clan Contini sull’ospedale San Giovanni Bosco. Favori, ricoveri e certificazioni. Le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia delineano un “sistema”: liste d’attesa aggirate simulando urgenze, ticket non pagati, compensi dirottati. «L’unica prescrizione raccomandata sono i soldi», racconta il pentito. Ieri i carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di quattro persone: Salvatore De Rosa, 59 anni; il fratello Pietro De Rosa, 47 anni (irreperibile); Maurizio Scapolatiello, 50 anni; e un avvocato incensurato, Salvatore D’Antonio, 51 anni. Gli investigatori dell’Arma fanno sapere che le indagini, partite dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, avrebbero consentito di accertare attività illecite poste in essere da affiliati al clan Contini all’interno dell’ospedale. In particolare, è emerso che il clan, mediante minacce ed estorsioni ai danni dei dirigenti della struttura sanitaria, rapporti collusivi con pubblici ufficiali e intestazioni fittizie, avrebbe di fatto gestito i servizi di bar e buvette, nonché i distributori automatici di snack e bevande presenti nel nosocomio.

Tali attività sarebbero state esercitate in assenza delle necessarie autorizzazioni, senza il pagamento dei canoni di locazione dovuti all’ASL e mediante l’abusivo utilizzo delle utenze dell’ospedale, con conseguente ingiustificato aggravio per le finanze dell’ente. Sempre secondo la ricostruzione dell’Arma, sono stati accertati presunti favori ad esponenti del clan e di altre consorterie collegate. Tra questi figurano ricoveri ospedalieri effettuati in violazione delle procedure di accesso, il rilascio di certificazioni mediche false anche per ottenere scarcerazioni illegittime e il trasporto illecito di salme in ambulanza anziché tramite servizi funebri autorizzati. Avvalendosi della collaborazione di medici e professionisti compiacenti, alcuni indagati avrebbero inoltre realizzato, nell’interesse del clan, truffe ai danni di compagnie assicurative simulando sinistri stradali. Le frodi sarebbero state attuate tramite il reclutamento di falsi testimoni e la redazione di perizie mendaci.

Quattro le persone arrestate, settantuno gli indagati a piede libero. L’inchiesta è ampia. Il clan Contini del Vasto sarebbe riuscito a ottenere attestazioni mediche funzionali ad attribuire codici di priorità più elevati rispetto a quelli effettivamente spettanti, consentendo così un accesso più rapido a visite ed esami diagnostici. Non è tutto. Tra il 2019 e il 2020 il gruppo avrebbe gestito bar e buvette, organizzato truffe alle compagnie assicurative e prodotto certificati falsi per la scarcerazione dei detenuti. È quanto emerge dall’inchiesta delegata dalla DDA al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza e al Nucleo Investigativo dei carabinieri. Nell’ordinanza si fa riferimento anche alle minacce subite da Ciro Verdoliva, estraneo all’inchiesta, che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di direttore generale dell’Asl Napoli 1 Centro. La direzione generale stava provando a escludere l’area riconducibile ai Contini dagli appalti dell’ospedale e tale iniziativa sarebbe coincisa, nel 2019, con un clima di pressione particolarmente pesante.

Arresti e indagati ospedale San Giovanni Bosco
Arresti e indagati ospedale San Giovanni Bosco

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