L’Ente Nazionale Protezione Animali si è presentato in udienza al Consiglio di Stato, rappresentato dall’avvocato Valentina Stefutti, per discutere il procedimento legale relativo all’abbattimento dell’orsa identificata come KJ1. L’uccisione di KJ1, una femmina di oltre 22 anni e una delle ultime discendenti dirette degli orsi che fondarono la popolazione locale, è stata definita un evento di eccezionale gravità, con profonde implicazioni etiche e ambientali.
Secondo le ricostruzioni, l’orsa non aveva mai mostrato in precedenza alcuna aggressività verso le persone. L’incidente che ne ha causato la morte è stato innescato dall’incontro con un podista. L’uomo, correndo prima dell’alba in un’area naturale, si è trovato all’improvviso vicino alla femmina e ai suoi cuccioli, scatenando una reazione difensiva descritta come di lieve entità.
“L’abbattimento di KJ1 è stato un delitto mascherato da necessità”, ha affermato Carla Rocchi, presidente nazionale di Enpa. “Parliamo di un animale che non ha mai costituito un pericolo concreto e che è stato eliminato senza esplorare a fondo tutte le possibili alternative. Simili episodi mettono a rischio non solo i singoli individui, ma intere popolazioni già vulnerabili”.
La soppressione di questa orsa ha avuto un impatto diretto sul patrimonio genetico della popolazione ursina del Trentino, un nucleo considerato particolarmente delicato e cruciale per la conservazione della specie in Italia. Il suo contributo era fondamentale per la variabilità genetica, un fattore chiave per la sopravvivenza a lungo termine.
“Dal punto di vista etologico, la reazione dell’orsa è stata del tutto comprensibile”, ha spiegato Ivana Sandri, etologa di Enpa e presidente della sezione di Rovereto. “Si trattava di una madre con i suoi piccoli che ha risposto a una minaccia percepita come improvvisa. Definirla aggressività è fuorviante: è stato un comportamento difensivo naturale”.
“È fondamentale che vicende come questa non siano più considerate inevitabili”, ha aggiunto Rocchi. “Serve un segnale forte: la protezione della biodiversità non è un’opzione, ma una precisa responsabilità. Una responsabilità che abbiamo non solo verso gli animali, ma anche verso l’equilibrio degli ecosistemi e, in definitiva, verso noi stessi”.
Per l’associazione, il caso di KJ1 è diventato emblematico del complesso tema della convivenza tra esseri umani e grandi carnivori. Una sfida che, secondo Enpa, richiede strumenti adeguati, campagne di informazione e strategie di prevenzione, piuttosto che risposte basate sull’emergenza.
“Questa orsa ha trascorso la sua vita evitando il più possibile il contatto con l’uomo”, ha concluso Sandri. “È stata una madre esperta che ha contribuito in modo significativo alla crescita della popolazione locale. Ridurre la sua esistenza a un ‘problema da eliminare’ dimostra una mancata comprensione del fenomeno”. L’obiettivo dell’azione legale è ora ottenere giustizia, affinché simili eventi non si ripetano.



















