CASAPESENNA – Non solo pizzini, telefoni lasciati in auto e messaggi affidati a persone di fiducia. Nell’informativa dei carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta entra anche il capitolo degli apparati telefonici dedicati e, come evidenziato dai militari, pure di dispositivi criptati dotati di software in grado di rendere difficili le intercettazioni, utilizzati dagli uomini ritenuti vicini al clan Zagaria per sottrarre le conversazioni più delicate ai controlli.
Il passaggio emerge nell’ambito della ricostruzione sui rapporti tra Carlo Bianco, ritenuto elemento centrale nell’inchiesta, e alcuni esponenti della criminalità calabrese, in particolare soggetti legati al clan Bellocco, egemone nell’area di San Ferdinando e Gioia Tauro. Secondo gli investigatori, il 10 ottobre 2022 Bianco e Pasquale Padulo avrebbero raggiunto la Calabria con due auto distinte, accompagnati rispettivamente da Aldo Bianco e Massimo Natale, per gettare le basi di una collaborazione nel traffico di stupefacenti.
Tre giorni dopo, il 13 ottobre, negli uffici della Li.Ca. Rent, sede di un’attività di autonoleggio, Bianco racconta a Biagio Ianuario e Rolando D’Angelo alcuni dettagli di quel viaggio. È in questo contesto che spunta il riferimento a un telefono ‘particolare’, ricevuto nel corso dell’incontro e destinato, secondo la lettura degli inquirenti, alle comunicazioni future legate agli affari illeciti. Un apparato che, sempre secondo quanto emerge dalle intercettazioni, avrebbe avuto già impostato un unico contatto utile, una linea diretta con gli interlocutori.
Bianco riferisce inoltre di aver ricevuto un messaggio già al mattino successivo al rientro, con un riferimento all’ ‘assaggio di 35’, espressione che gli investigatori collegano alla possibile fornitura di stupefacente oggetto della trattativa. Nella stessa conversazione emerge anche la prospettiva di un nuovo viaggio in Calabria, una volta raccolto il denaro necessario a definire l’accordo.
La cautela diventa ancora più evidente il 20 ottobre 2022, quando Bianco e Padulo devono raggiungere un incontro riservato. Padulo propone di inviare la posizione, verosimilmente tramite WhatsApp, per agevolare lo spostamento. Ma Bianco lo blocca subito: “Non mi mandare niente”. Poi chiarisce il punto: “Io il telefono non lo porto”. A quel punto anche Padulo comprende la precauzione e annuncia che lascerà il proprio cellulare.
Per gli investigatori, quel dettaglio è significativo: Bianco evita di portare con sé i telefoni ordinari in occasione degli incontri più delicati, preferendo modalità alternative di comunicazione, ritenute più sicure e difficilmente tracciabili. Un sistema parallelo, fatto di accortezze e strumenti dedicati, da utilizzare solo per le comunicazioni legate agli affari più sensibili. Il quadro descritto dagli inquirenti restituisce un’organizzazione attenta alla protezione dei propri contatti: telefoni riservati, schede secondarie, incontri senza smartphone e comunicazioni ridotte all’essenziale.
L’indagine da cui emerge questo spaccato ha portato, nelle scorse settimane, all’esecuzione di 23 misure cautelari, coinvolgendo complessivamente 43 persone, indagate a vario titolo per associazione di tipo mafioso, estorsione, traffico di droga, riciclaggio, concorso esterno e reati in materia di armi. Bianco, oltre a rispondere di associazione mafiosa, è accusato anche di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con l’aggravante mafiosa, reato contestato anche a Padulo, Natale, Ianuario e D’Angelo. Il provvedimento cautelare è stato annullato nei giorni scorsi per tutti gli indagati, in prevalenza per motivi formali legati alla stesura dell’ordinanza. Tutti restano presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.



















