Lo stabilimento Acciaierie d’Italia di Taranto, ex Ilva, ha evitato lo spegnimento che rischiava di scattare dal 13 maggio. Il Tribunale Amministrativo Regionale di Lecce ha infatti sospeso l’efficacia dell’ordinanza emessa dal sindaco della città, che imponeva la fermata della centrale termoelettrica interna.
La decisione del presidente del Tar, Antonio Pasca, è giunta in risposta al ricorso presentato dai legali dell’azienda in amministrazione straordinaria. La centrale è fondamentale per il funzionamento dell’acciaieria, poiché alimenta la fabbrica utilizzando i gas recuperati dal processo produttivo dell’altoforno.
Senza l’operatività di questo impianto, secondo quanto evidenziato da fonti aziendali, sarebbe diventato impossibile gestire i gas del ciclo siderurgico. Questo avrebbe comportato, come conseguenza diretta, la fermata dell’intera area a caldo, il cuore pulsante dello stabilimento, bloccando di fatto tutta la produzione.
L’ordinanza del sindaco era stata motivata dalla persistente inadempienza di AdI Energia. La società non aveva ancora presentato il piano di riduzione del rischio non cancerogeno, richiesto per monitorare e abbattere le emissioni di inquinanti come arsenico, cobalto e nichel.
Il primo cittadino aveva difeso la sua posizione con fermezza, affermando che la comunità non può più essere considerata “terra di sacrificio”. Aveva inoltre ribadito che non è più accettabile che una centrale elettrica operi senza presentare un piano che dimostri l’assenza di inquinamento nocivo.
La mossa del Comune aveva suscitato la preoccupazione del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che l’aveva definita “un pessimo segnale per chiunque voglia rilanciare lo stabilimento”. Il governo è infatti impegnato in una delicata trattativa per la cessione dell’azienda, con due potenziali investitori internazionali interessati: il fondo statunitense Flacks Group e il gruppo indiano Jindal Steel International.
Nell’accogliere la richiesta di sospensiva, il presidente del Tar di Lecce ha sottolineato che “le questioni proposte necessitano di adeguato approfondimento in sede collegiale”. Nel frattempo, ha ritenuto “opportuno salvaguardare lo stato di fatto ad oggi esistente” per consentire al tribunale di raggiungere una decisione ponderata.
Il Tribunale Amministrativo ha quindi fissato la discussione collegiale del caso in camera di consiglio per il 19 maggio 2026. Fino a quella data, la centrale termoelettrica potrà continuare a operare, garantendo la continuità produttiva dell’ex Ilva e scongiurando, per il momento, il blocco delle attività.



















