CASAL DI PRINCIPE – A volte appare come una montagna insormontabile. Chi si ritrova a combattere con patologie serie, con malattie che condizionano profondamente la propria vita, dopo aver preso coscienza di ciò che il destino gli ha messo davanti si immerge nella trafila burocratica necessaria per vedersi riconoscere dallo Stato gli aiuti che gli spettano. E riuscirci, ottenere queste indennità dall’Inps – perché di questo si parla, del riconoscimento dell’invalidità – per chi ne ha realmente diritto e bisogno non è affatto semplice. Non è scontato. Anzi. Spesso arriva un primo e inaspettato diniego e, per provare a ribaltarlo, è necessario spostare la vicenda nelle aule della giustizia civile, con il coinvolgimento di avvocati e consulenti tecnici.
È proprio in questo complesso mondo, fatto di richieste, lotte per i propri diritti e malattie, che la Procura di Napoli Nord, con una corposa indagine condotta dalla guardia di finanza, è arrivata a delineare una presunta associazione per delinquere. Ma cosa c’entra questa ipotizzata struttura con le indennità dell’Inps? Secondo l’accusa, l’obiettivo sarebbe stato proprio quello di “scalare” quella montagna burocratica attraverso meccanismi non leciti, consentendo di ottenere i benefici non solo a chi ne aveva diritto ma, soprattutto, a chi non lo aveva.
Come? Attraverso certificazioni mediche ritenute false, attestanti patologie inesistenti riferite alle condizioni di salute di persone che avrebbero così ottenuto indebitamente gli aiuti economici dall’ente previdenziale. Un sistema che sarebbe ruotato attorno a un Centro di assistenza fiscale situato a Casal di Principe.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Napoli Nord, nell’ottobre 2024 aveva portato alla richiesta di 25 misure cautelari. Nelle scorse ore il giudice per le indagini preliminari Pia Sordetti ha fissato gli interrogatori preventivi per gli indagati. Prima di decidere se disporre o meno i provvedimenti cautelari, seguendo la nuova procedura introdotta dalla riforma del ministro Carlo Nordio, il gip del Tribunale di Napoli Nord dovrà consentire agli inquisiti di confrontarsi con le contestazioni mosse dai pm.
La Procura ha chiesto gli arresti domiciliari per Vincenzo Simeone, 49 anni, patron del Caf finito sotto la lente dei finanzieri e noto anche per il suo impegno politico – alle ultime elezioni comunali è stato tra i promotori della lista “Casale nel Cuore”. Proposti i domiciliari anche per Iolanda Di Caterino, 30 anni di San Cipriano d’Aversa, rappresentante dell’associazione “Lega Comunale Uila”; per Riccardo Simeone, 36 anni; Gianluca Simeone, 36 anni; Andrea Cantiello, 47 anni; Antonio Cantile, 42 anni di Trentola Ducenta, dove ricopre anche la carica di consigliere comunale di opposizione; e per Giuseppe Fabozzi, 49 anni di Sant’Arpino. A loro viene contestata l’ipotesi di aver fatto parte dell’associazione per delinquere.
Vincenzo Simeone, secondo l’accusa, sarebbe stato il capo della presunta struttura organizzativa. Di Caterino avrebbe avuto il compito di reperire i certificati falsi poi utilizzati dall’associazione e di fare da collegamento tra il promotore e gli altri sodali. I due factotum sarebbero stati invece Riccardo e Gianluca Simeone, mentre Andrea Cantiello, Antonio Cantile e Giuseppe Fabozzi avrebbero svolto il ruolo di coadiutori nella perpetrazione delle truffe e degli altri reati contestati, raccogliendo i mandati dei richiedenti che si rivolgevano al Caf per avanzare, fondatamente o meno, istanze all’Inps dirette al riconoscimento dello status di invalido civile mediante la predisposizione di certificazioni mediche ritenute false, successivamente utilizzate anche nei procedimenti civili di natura previdenziale scaturiti dal diniego dell’ente.
Per altri indagati la Procura ha proposto una misura cautelare più lieve: l’interdizione o la sospensione dall’esercizio dell’ufficio di consulente tecnico dell’autorità giudiziaria e il divieto di esercitare la professione medica. Rischiano questo provvedimento Gianluca Falco, 35 anni di Villaricca; Salvatore Di Lanno, 71 anni di Foggia; Paolo Nappa, 71 anni di Aversa; Francesco Bencivenga, 35 anni di Caserta; Santo Carlea, 74 anni di Sant’Antimo; Salvatore Gaudiello, 38 anni di Napoli; Raffaele Iorio, 61 anni di Afragola; Antonio Marsilio, 70 anni di Succivo; Umberto Chiatto, 61 anni di Biella; Umberto De Maria, 67 anni di Napoli; Nataliya Mykhaylyuk, 42 anni, di nazionalità ucraina; Alfredo Pede, 51 anni di Napoli; Anna Rita Corvino, 38 anni di Napoli; Francesco Di Mauro, 38 anni di Aversa; Francesco Buniello, 39 anni; Gennaro De Luca, 69 anni di Napoli; Raffaella Chianese, 62 anni di Mugnano di Napoli; e Rocco Pisano, 53 anni di Napoli. A loro, ritenuti estranei all’ipotizzata associazione, vengono contestate a vario titolo le ipotesi di falso materiale e falsa perizia nell’ambito dei procedimenti finalizzati al riconoscimento delle prestazioni assistenziali Inps.
Naturalmente tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. Il primo passaggio giudiziario di rilievo sarà rappresentato dagli interrogatori preventivi, che inizieranno a marzo, nel corso dei quali potranno fornire la propria versione dei fatti e contrastare le accuse mosse dalla Procura. Un eventuale successivo processo potrà poi chiarire le singole posizioni e, se necessario, accertare eventuali responsabilità o estraneità ai fatti contestati.



















