CASAL DI PRINCIPE – A Casal di Principe, quella che per gli investigatori è stata un’“esca inconsapevole” avrebbe avuto un nome preciso: Pasquale Apicella, detto ’o bellomm, storico esponente del clan dei Casalesi. Tornato in libertà dopo una lunga detenzione e, secondo gli inquirenti, senza aver reciso i legami con l’ambiente criminale, la sua abitazione sarebbe diventata fino a pochi mesi fa un punto di osservazione privilegiato per comprendere chi continuasse a gravitare attorno ai vertici storici della criminalità locale.
Il monitoraggio degli accessi nella casa di Apicella, nel comune di Casal di Principe, è stato effettuato dai carabinieri attraverso intercettazioni telematiche e telecamere installate nei pressi della residenza. Le attività investigative avrebbero documentato un frequente via vai di persone, alcune già coinvolte in indagini legate alla criminalità organizzata.
L’inchiesta, che nei mesi scorsi ha portato al nuovo arresto di Apicella con l’accusa di associazione mafiosa, avrebbe così consentito di ricostruire una rete di relazioni e contatti rimasti attivi anche dopo la sua scarcerazione. Secondo la ricostruzione dei militari della Compagnia di Casal di Principe, nonostante la misura della libertà vigilata, Apicella avrebbe continuato a incontrare soggetti con precedenti penali o ritenuti vicini ad ambienti malavitosi.
Dalle conversazioni intercettate — comprese quelle sull’utenza della moglie Maria Giuseppa Cantiello, attualmente indagata a piede libero per mafia e ricettazione — emergerebbe la preoccupazione della donna per le frequentazioni del marito e il timore di un nuovo arresto.
Tra le visite finite sotto osservazione figurano quelle di un nipote di Sebastiano Panaro, detto ’o camardone, e di Dionigi Catena, 36enne di Villa Literno, oggi imputato in un procedimento per presunta associazione finalizzata a truffe assicurative online. Attenzione investigativa anche su Luigi Corvino, alias ’o calabresiello, coinvolto nel 2011 nell’indagine “Il Principe e la scheda ballerina”, relativa ai presunti interessi del clan nelle competizioni elettorali a Casal di Principe e nella progettata costruzione di un centro commerciale poi mai realizzato.
Documentati inoltre gli accessi di Domenico Vitale, già coinvolto in inchieste antimafia, di Domenico Galasso, 63enne originario di Sant’Antonio Abate con precedenti per reati gravi, e di Sebastiano Ferraro, in passato ritenuto affiliato al gruppo Schiavone. Tra le presenze annotate anche quella di Salvatore De Santis, detto Totore ’o buttafuori, indicato come referente del clan a Teverola e già condannato per associazione mafiosa e reati in materia di droga.
Particolare rilievo assumerebbe, negli atti, la frequentazione con Domenico Fontana, detto ’o malese, formalmente idraulico ma ritenuto dagli investigatori un presunto collegamento nel traffico di sostanze stupefacenti tra diverse aree della Campania e ambienti riconducibili al clan Di Lauro. Per questa accusa Fontana è stato arrestato nell’ambito della stessa indagine che ha riportato in carcere Apicella.
Le persone che hanno fatto visita a ’o bellomm — fatta eccezione per Fontana — non risultano indagate nel procedimento che ha condotto al suo arresto. Effettuare una visita non costituisce reato; tuttavia, secondo l’impostazione accusatoria, la documentazione degli incontri avrebbe contribuito a delineare la persistenza di rapporti con ambienti riconducibili a dinamiche criminali e, in alcuni casi, collegati al clan dei Casalesi.



















