Corruzione, falso e truffa: Zannini via dalla Campania. Divieto di dimora anche per gli imprenditori Griffo

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Giovanni Zannini e Paolo Griffo
Giovanni Zannini e Paolo Griffo

CASERTA – Non il carcere né i domiciliari, ma l’obbligo di lasciare la Campania. Giovanni Zannini, consigliere regionale di Mondragone al terzo mandato, oggi in Forza Italia, non potrà dimorare né nella sua regione né in quelle confinanti (Lazio, Molise, Puglia e Basilicata). È questa la misura, un divieto di dimora “rafforzato”, disposta dal gip Daniela Vecchiarelli del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il provvedimento, eseguito ieri dai carabinieri di Aversa, arriva a quasi un mese dall’interrogatorio preventivo sostenuto dal politico, fissato dopo la richiesta di arresto avanzata dai pubblici ministeri, che avevano sollecitato la custodia cautelare in carcere.

A far scattare la misura è stata un’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata da Pierpaolo Bruni e affidata al pm Giacomo Urbano, affiancato da Anna Ida Capone (subentrata nel corso delle indagini a Gerardina Cozzolino), con attività investigative svolte dai militari dell’Arma del Nucleo di Aversa, supportati anche dal Nas di Caserta. L’indagine contesta a Zannini i reati di corruzione, falso e truffa, condotte che – secondo l’accusa – sarebbero state realizzate tra il 2022 e il 2023, quando era consigliere di maggioranza, vicino politicamente al presidente Vincenzo De Luca (estraneo all’inchiesta) e presidente della commissione Ambiente.

Le azioni sarebbero state poste in essere in concorso con gli imprenditori Luigi e Paolo Griffo, padre e figlio, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e socio della Spinosa Spa, azienda casearia con sede a Castel Volturno. Per i due imprenditori il gip ha disposto un divieto di dimora limitato alla sola Campania, senza estensione alle regioni confinanti.

A Zannini è contestata anche l’ipotesi di concussione. Secondo la Procura, insieme ad Antonio Postiglione, all’epoca direttore generale del settore regionale “Tutela della Salute e Coordinamento del Sistema sanitario regionale”, avrebbe esercitato pressioni nel 2023 su Vincenzo Iodice affinché lasciasse l’incarico di direttore sanitario dell’Asl di Caserta per trasferirsi all’ospedale “San Pio” di Benevento o rassegnare le dimissioni. In quel ruolo, sempre secondo l’accusa, il consigliere avrebbe voluto una figura più accomodante alle proprie richieste. Su questo punto, tuttavia, il gip non ha ritenuto sussistenti esigenze cautelari: Zannini e Postiglione restano indagati a piede libero.

Il nucleo principale dell’impianto accusatorio che ha portato alle misure cautelari riguarda la realizzazione del maxi caseificio della Spinosa Spa a Cancello ed Arnone, in un’area prossima a un sito della rete Natura 2000. La società aveva presentato il 29 gennaio 2020 una richiesta di finanziamento a Invitalia pari a 10.455.000 euro per la costruzione dell’impianto. Durante l’istruttoria, il Dipartimento regionale Valutazioni ambientali aveva evidenziato, con note del 28 ottobre 2022 e del 4 maggio 2023, la necessità della Valutazione di incidenza ambientale (Vinca), ritenuta requisito indispensabile per la compatibilità del progetto con la normativa ambientale.

Secondo l’accusa, per superare questo ostacolo Zannini, nella sua qualità di consigliere regionale e presidente della commissione Ambiente, si sarebbe messo a disposizione dei Griffo, intervenendo direttamente sulla procedura amministrativa. Gli atti contestano incontri avvenuti il 12 giugno e il 27 luglio 2023 con la dirigente regionale competente, durante i quali avrebbe insistito affinché venisse attestata la non necessità della Vinca. Dopo il diniego degli uffici, sarebbe stata ideata una diversa soluzione amministrativa.

Zannini avrebbe infatti ottenuto dal sindaco di Cancello ed Arnone, Raffaele Ambrosca (non indagato), la richiesta di delega regionale in materia di valutazione di incidenza ambientale tramite gestione associata con il Comune di Castello del Matese, già dotato di commissione Ambiente. Il passaggio si sarebbe concretizzato, secondo l’accusa, con la delibera del consiglio comunale di Cancello ed Arnone del 31 agosto 2023, con la successiva delibera del Comune di Castello del Matese del 12 settembre 2023 e infine con il decreto dirigenziale regionale del 16 ottobre 2023 che attribuiva la delega sulla Vinca.

Per i pm, l’intera procedura sarebbe stata costruita per ottenere rapidamente la regolarità ambientale necessaria alla pratica di finanziamento. La commissione ambientale di Castello del Matese avrebbe espresso il 17 novembre 2023 un parere favorevole senza una reale istruttoria tecnica, basandosi su uno studio ritenuto carente. Tra le criticità contestate figurano l’assenza di analisi sullo stato di conservazione degli habitat, la descrizione dell’impianto come ancora “da realizzare” nonostante fosse già costruito e l’indicazione ritenuta non veritiera della distanza dal sito Natura 2000.

Sulla base di quel parere, il responsabile dell’ufficio tecnico di Cancello ed Arnone firmò il 29 dicembre 2023 il documento finale che attestava la non assoggettabilità a Vinca, consentendo alla Spinosa di completare l’iter. Secondo la Procura, questo passaggio avrebbe permesso alla società di stipulare il contratto di finanziamento del 27 giugno 2024 e di ottenere le prime erogazioni, pari a oltre 3,9 milioni di euro tra contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato.

Sulla vicenda era già intervenuto un sequestro preventivo del caseificio e delle somme corrispondenti al finanziamento, provvedimento confermato sia dal Riesame sia dalla Cassazione.

Accanto al profilo tecnico-amministrativo, la Procura contesta anche il reato di corruzione. Zannini avrebbe accettato la promessa di un’utilità indebita costituita dal pagamento del noleggio dello yacht “Camilla”, utilizzato il 9 e 10 settembre 2023 per una breve vacanza a Capri con la famiglia e alcuni amici, per un valore di 7.320 euro. L’accordo, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe stato raggiunto tra il 7 e l’8 settembre 2023 tra Marzano Appio e Capua. Successivamente, venuto a conoscenza dell’indagine, il consigliere avrebbe pagato personalmente l’importo; per i pm si tratterebbe però di una restituzione solo apparente, incapace di escludere la natura corruttiva dell’accordo.

Gli indagati restano presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. Contro l’ordinanza del gip Vecchiarelli i difensori – gli avvocati Angelo Raucci, Giuseppe Stellato, Mario Griffo e Giuseppe Somma – potranno presentare ricorso al Tribunale del Riesame. Per ora resta la misura cautelare: niente detenzione per il politico e per gli imprenditori, ma un allontanamento obbligato dal territorio campano.

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