TEHERAN – La Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, è morto. La notizia, che segna un’escalation senza precedenti nelle tensioni mediorientali, è stata confermata da fonti israeliane di alto livello dopo una giornata di caos e speculazioni. Khamenei sarebbe rimasto ucciso nel corso di un massiccio e chirurgico attacco aereo condotto congiuntamente da Stati Uniti e Israele sulla capitale iraniana nella mattinata di oggi, 13 marzo 2026.
L’operazione militare, secondo le prime ricostruzioni, ha avuto come obiettivo primario il compound residenziale dell’Ayatollah, un complesso fortificato nel cuore di Teheran. L’attacco è stato di una violenza inaudita: ben 80 bombe di precisione avrebbero colpito l’area, radendo al suolo l’intera struttura e non lasciando scampo a chi si trovava all’interno. Per ore, il destino di Khamenei è rimasto avvolto nel mistero, mentre i media di stato iraniani mantenevano un silenzio assordante, interrotto solo da confuse notizie su un “attacco terroristico” alla capitale.
La svolta è arrivata nel primo pomeriggio italiano. Il Times of Israel, citando una fonte qualificata dell’intelligence israeliana, ha battuto la notizia che il mondo attendeva con il fiato sospeso: Ali Khamenei è morto. Poco dopo, sono emersi dettagli agghiaccianti che hanno corroborato l’informazione. L’emittente israeliana Channel 12 ha riferito che il corpo della Guida Suprema è stato estratto dalle macerie della sua residenza. A riprova dell’avvenuto successo dell’operazione, un’immagine del cadavere sarebbe stata mostrata in via strettamente confidenziale sia al premier israeliano Benjamin Netanyahu sia al presidente americano Donald Trump, i due leader che avrebbero autorizzato il raid.
Mentre le agenzie di stampa internazionali entravano in fibrillazione, la macchina diplomatica si è mossa rapidamente. Secondo quanto riportato dal sito di informazione Axios, l’ambasciatore israeliano a Washington, Yechiel Leiter, ha contattato personalmente diversi alti funzionari dell’amministrazione americana per comunicare ufficialmente l’uccisione di Khamenei, consolidando la certezza dell’evento ai massimi livelli istituzionali.
A fugare ogni dubbio residuo è intervenuto lo stesso premier Netanyahu con una dichiarazione durissima, che suona come una rivendicazione e una sentenza: “Ci sono molti segnali che Khamenei è morto. Abbiamo distrutto il sito dove si trovava il tiranno che ha diffuso il terrorismo in tutto il mondo”. Parole che non lasciano spazio a interpretazioni e che gettano il Medio Oriente sull’orlo di un conflitto potenzialmente devastante.
La morte di Khamenei, al potere per oltre tre decenni e architetto della politica estera e nucleare di Teheran, apre un vuoto di potere incolmabile e scenari imprevedibili. La “guerra ombra” combattuta per anni tra Iran e i suoi nemici è esplosa oggi nella sua forma più brutale e diretta, colpendo il vertice assoluto della Repubblica Islamica. Mentre si attende la reazione ufficiale di Teheran e dei suoi alleati nella regione, da Hezbollah in Libano agli Houthi in Yemen, il mondo intero si interroga sulle conseguenze di un atto che ha appena ridisegnato la mappa del potere e del rischio in Medio Oriente. La morte del “tiranno”, come definito da Netanyahu, non chiude un’era, ma spalanca le porte a un futuro incerto e potenzialmente catastrofico.



















