CASAPESENNA – Potere e denaro, leve intrecciate di ogni sistema mafioso. E quando gli interessi coincidono, anche organizzazioni diverse finiscono per incrociarsi. È quanto emerge dall’indagine della Dda che ha ricostruito un sistema di riciclaggio sull’asse Campania-Roma, capace di mettere in relazione il clan dei casalesi con ambienti della criminalità capitolina.
Un quadro che ora diventa definitivo con la sentenza della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso di Vincenzo Zagaria, ergastolano e storico esponente della camorra dell’Agro aversano, rendendo irrevocabile la condanna a 12 anni e 8 mesi di reclusione.
La seconda sezione penale della Suprema corte ha confermato quanto già stabilito dalla Corte d’appello di Napoli nel marzo 2025, a sua volta in linea con la decisione del Tribunale partenopeo del 2014.
Secondo quanto ricostruito nelle sentenze di merito, le operazioni finanziarie contestate avevano una finalità precisa: ‘ripulire’ ingenti somme di denaro di provenienza illecita attraverso una rete di società e conti correnti riconducibili all’imputato. Un meccanismo inserito in un contesto più ampio.
Al centro del sistema, i rapporti dei Casalesi con esponenti legati alla banda della Magliana, tra cui il noto Enrico Nicoletti (scomparso nel 2020), ritenuto dagli investigatori il cassiere della compagine criminale romana. Le indagini avevano documentato incontri all’Eur, anche presso un ristorante riconducibile a Corrado De Luca, mafioso collegato al gruppo che era guidata dal padrino Antonio Iovine.
È in questo contesto che si inserisce la figura, come detto, di Enrico Nicoletti e altri suoi parenti, con i quali – secondo l’accusa – Zagaria avrebbe costruito rapporti economici funzionali al riciclaggio. Un collegamento ritenuto strategico per creare un ponte tra due realtà criminali di primo piano. Non a caso, già nell’ordinanza del 16 aprile 2006, il Tribunale di Napoli evidenziava come “i soldi vanno e vengono dalla Banda della Magliana, passando per i conti di Casapesenna”, con i casalesi nel ruolo di supporto per “lavare” denaro sporco.
Le indagini avevano inoltre evidenziato l’infiltrazione nel settore commerciale. In particolare, attraverso la distribuzione alimentare tra Napoli e Caserta, il gruppo sarebbe riuscito a inserirsi nel circuito dei supermercati, utilizzati per aggirare la normativa antiriciclaggio. I flussi di denaro, frazionati e giustificati da operazioni commerciali, consentivano di immettere ogni giorno migliaia di euro nel circuito legale senza far scattare segnalazioni.
Parallelamente, emergevano interessi nel settore immobiliare, soprattutto nel Lazio. A Guidonia Montecelio risultavano costruite diverse ville attraverso società riconducibili a soggetti legati ai casalesi, su terreni acquistati da ambienti collegati ai Nicoletti.
Nel ricorso in Cassazione, la difesa, rappresentata da Massimo Biffa, aveva contestato l’impianto accusatorio, sostenendo che non fosse dimostrata la provenienza illecita del denaro né l’esistenza di rapporti concreti con tutti i soggetti indicati. Inoltre, era stata messa in discussione l’aggravante mafiosa, ritenendo le operazioni legate a interessi personali. Tesi respinte dalla Suprema Corte, che ha definito il ricorso ‘manifestamente infondato’. I giudici hanno ribadito che non spetta alla Cassazione rivalutare i fatti già esaminati nei precedenti gradi di giudizio, quando la motivazione è logica e coerente.
Sul riciclaggio, la Corte ha sottolineato che la provenienza illecita può essere desunta anche da elementi logici: entità delle somme, assenza di giustificazioni lecite e modalità delle operazioni. Quanto all’aggravante mafiosa, è sufficiente che la condotta sia finalizzata ad agevolare il clan, anche se accompagnata da interessi personali.
Con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, la condanna diventa definitiva. Per Zagaria anche il pagamento delle spese processuali edi 3mila euro alla Cassa delle ammende.
Una sentenza (le cui motivazioni sono state rese note la scorsa settimana) che chiude il procedimento e restituisce l’immagine di un sistema capace di muoversi tra territori e settori economici diversi, sfruttando relazioni e strumenti finanziari per riciclare capitali e rafforzare il potere dei clan.
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