NAPOLI – Omicidio a Napoli. E’ bastato il calore di una serata di metà giugno, con il traffico ancora congestionato e la gente assiepata nei bar, a trasformare via Pontenuovo in un palcoscenico di pura ferocia. Antonio Mauro, classe 1978, un nome che negli archivi della Direzione distrettuale antimafia è scritto in rosso, non è tornato a casa. E’ stato giustiziato nel modo più brutale possibile: in movimento, nei pressi della sua abitazione, in quello che si presenta come un agguato di chiara matrice camorristica, volto a dare un segnale tanto esplicito quanto spietato.
L’orologio segnava le 22:15. Mauro si stava avvicinando al suo isolato. Non si era accorto di essere seguito, o forse sperava di poter svanire nel dedalo di strade che conosceva come le sue tasche. Ma i sicari, professionisti del settore, non gli hanno dato scampo. L’inseguimento si è consumato in pochi istanti. Quando Mauro ha capito di essere circondato, ha tentato un disperato scatto finale verso il portone di casa, una corsa verso la salvezza che si è interrotta bruscamente sotto il piombo. Non c’è stata pietà: una volta raggiunto, Mauro è stato abbattuto con freddezza glaciale. I killer non hanno esitato, incuranti del fatto che in quell’ora la zona fosse ancora densamente popolata. Dopo i colpi, il silenzio, poi le grida, poi i lampeggianti delle volanti della Polizia.
Ciò che è accaduto subito dopo il delitto racconta la tensione che si respira in città. Nel volgere di pochi minuti, le voci si sono rincorse, di balcone in balcone, di vicolo in vicolo. La gente di via Pontenuovo, scossa da un’esecuzione avvenuta così vicino alla propria soglia, ha iniziato a riversarsi in strada. Non è stata solo curiosità morbosa: è stata una reazione viscerale, un misto di rabbia e sgomento. Decine di abitanti hanno invaso l’asfalto, creando una ressa che ha complicato il lavoro degli agenti della Squadra Mobile, coordinati dal primo dirigente Mario Grassia.
Il clima era teso. Gli investigatori, giunti sul posto in forze, sanno bene cosa cercare: un movente, un’alleanza rotta, un debito di sangue. In passato Mauro era ritenuto vicino ai Contini. In un contesto in cui gli equilibri tra i clan napoletani sembrano traballare pericolosamente, la sua morte non può essere archiviata come un singolo evento isolato. La ferocia dell’agguato suggerisce una volontà precisa: quella di “cancellare” un nome che forse era tornato a pesare troppo, o che rappresentava un ostacolo per la nuova ripartizione dei territori.
La Squadra Mobile ha iniziato immediatamente le indagini, sperando che le telecamere di videosorveglianza del quartiere abbiano aver immortalato le moto o le auto dei sicari. Ma l’omertà, in certi quartieri, è ancora una barriera difficile da abbattere. Mentre la città cerca di metabolizzare l’ennesima scia di sangue, il timore concreto è che questo non sia che l’inizio di una lunga estate di fibrillazioni, in cui la camorra ha deciso di tornare a sparare dove la gente vive, lavora e cerca di sopravvivere.











