GIUGLIANO IN CAMPANIA – Sembrava un controllo di routine, una delle tante verifiche quotidiane che le forze dell’ordine eseguono per garantire il rispetto delle misure cautelari. Ma quello che è accaduto ieri, venerdì 4 aprile 2026, in un appartamento di via Innamorati, nel cuore di Giugliano, si è trasformato in un’operazione che ha smascherato l’astuto tentativo di un sorvegliato speciale di eludere la giustizia, nascondendosi dietro la più insospettabile delle coperture: una tuta da lavoro.
La scena iniziale era del tutto ordinaria. I Carabinieri della sezione radiomobile della locale Compagnia hanno bussato alla porta di un’abitazione per un controllo di rito a una persona sottoposta al regime degli arresti domiciliari. Una volta entrati, i militari si sono trovati di fronte a un piccolo cantiere domestico. Polvere, attrezzi e pannelli di cartongesso accatastati contro una parete. In casa, oltre al detenuto, c’era un operaio, intento a eseguire alcuni lavori di ristrutturazione. “Niente di particolare, sta solo sistemando una parete”, avrebbe spiegato con tranquillità il proprietario di casa. E in effetti, a un primo sguardo, nulla sembrava fuori posto.
Tuttavia, l’occhio esperto dei Carabinieri non si è fermato alle apparenze. A insospettirli non sono stati i lavori in corso, ma l’atteggiamento dell’uomo con la tuta da lavoro. Un nervosismo quasi impercettibile, tradito da un dettaglio fondamentale: l’operaio evitava costantemente il contatto visivo, tenendo lo sguardo basso, quasi a voler diventare invisibile. Quel comportamento schivo e sfuggente ha fatto scattare un campanello d’allarme nella mente dei militari, abituati a decifrare il linguaggio del corpo.
Decisi a vederci chiaro, si sono avvicinati all’uomo per identificarlo. Con voce incerta, l’operaio ha fornito delle generalità, ma quando gli è stato chiesto un documento di identità per confermarle, ha vacillato, ammettendo di non averlo con sé. A quel punto, i dubbi si sono trasformati in certezze. I Carabinieri non si sono fidati e hanno deciso di approfondire il controllo, accompagnando l’uomo in caserma per accertamenti più approfonditi tramite le banche dati.
E lì, la maschera è caduta. L’uomo che si fingeva un semplice operaio era in realtà Ettore Velotti, un 47enne originario del quartiere Poggioreale di Napoli, volto già ben noto alle forze dell’ordine. Ma c’era di più. Dagli accertamenti è emerso che su Velotti pendeva una misura di prevenzione ben precisa: la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con l’obbligo di dimora nel suo comune di residenza, Napoli.
Invece di trovarsi nel capoluogo, come impostogli dal giudice, il 47enne aveva pensato di poter agire indisturbato a diversi chilometri di distanza, guadagnandosi da vivere come operaio “in nero” e, soprattutto, violando palesemente le prescrizioni a suo carico. La sua trasferta lavorativa a Giugliano è stata bruscamente interrotta. Per Ettore Velotti sono scattate immediatamente le manette. Oltre alla grave violazione della sorveglianza speciale, dovrà rispondere anche del reato di false dichiarazioni a un pubblico ufficiale sulla propria identità. Dopo le formalità di rito, è stato posto a disposizione dell’autorità giudiziaria ed è ora in attesa di giudizio. Un caso che dimostra, ancora una volta, come il fiuto investigativo e l’attenzione ai dettagli possano fare la differenza tra un controllo di routine e un arresto.


















