Cucina degli orrori in centro: sporco e cibo senza tracciabilità, i Nas sospendono un bistrot a Santa Maria a Vico

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Operazione dei carabinieri
Operazione dei carabinieri

SANTA MARIA A VICO (CE) – Un quadro desolante, incompatibile con qualsiasi standard di sicurezza alimentare. È quanto si sono trovati di fronte, nella notte tra il 12 e il 13 aprile, i Carabinieri della locale Stazione durante un blitz mirato nel settore della ristorazione. Un’operazione condotta in sinergia con i militari specializzati del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) di Caserta e con il personale tecnico dell’ASL, che ha portato all’immediata sospensione dell’attività di un noto bistrot del centro cittadino e al sequestro di un ingente quantitativo di alimenti di provenienza ignota.

Nel mirino è finita un’attività di ristorazione gestita da una società facente capo a un giovane imprenditore del posto. Quello che doveva essere un controllo di routine si è trasformato in pochi minuti nella scoperta di una situazione definita dagli stessi inquirenti “critica e allarmante”. L’ispezione ha fatto emergere un triplice fronte di irregolarità: igienico-sanitarie, strutturali e documentali, delineando un grave pericolo per la salute pubblica.

Il primo, scioccante, rinvenimento ha riguardato il cuore stesso dell’attività: la dispensa e i frigoriferi. Al loro interno, i militari hanno trovato e posto sotto sequestro amministrativo circa 100 chilogrammi di prodotti alimentari, tra carni pregiate e preparati ittici, completamente “fantasma”. Su di essi non vi era alcuna etichetta, nessuna indicazione utile a ricostruirne la filiera, nessun documento che ne attestasse l’origine, la data di lavorazione o il lotto di appartenenza. Alimenti privi di tracciabilità, un vero e proprio buco nero normativo che impedisce di garantirne la salubrità e che, in caso di contaminazione, renderebbe impossibile risalire alla fonte del problema. Oltre a ciò, sono state rinvenute preparazioni gastronomiche già pronte, conservate in condizioni non conformi, esponendole al rischio di proliferazione batterica.

Ma le gravi mancanze non si limitavano al cibo. L’intero locale, secondo quanto accertato, versava in condizioni igieniche disastrose. I carabinieri e i tecnici dell’ASL hanno documentato la presenza di sporco pregresso e incrostato su piani di lavoro, attrezzature e pavimenti. A questo si aggiungeva l’assenza di un adeguato sistema di ventilazione nei locali cucina e, fatto ancor più grave, la totale mancanza di acqua calda corrente, elemento indispensabile per una corretta pulizia e sanificazione degli ambienti e degli utensili.

Il sopralluogo ha inoltre evidenziato criticità strutturali che aggravavano ulteriormente il bilancio. Pericolosi fili elettrici scoperti pendevano in più punti, costituendo un serio rischio per la sicurezza dei lavoratori. I contenitori per la raccolta dei rifiuti non erano idonei né correttamente gestiti, e sono state riscontrate difformità sostanziali tra la planimetria autorizzata e lo stato di fatto dei locali, segno di possibili lavori abusivi. Persino i servizi igienici erano utilizzati in modo improprio, con la presenza di materiali non pertinenti all’ambiente.

Di fronte a un quadro così compromesso, le autorità non hanno potuto far altro che decretare l’immediata sospensione dell’attività di preparazione e somministrazione di alimenti. I sigilli potranno essere rimossi solo quando il rappresentante legale avrà dimostrato di aver ripristinato completamente le condizioni igienico-sanitarie e strutturali previste dalla legge, sotto la stretta supervisione dell’ASL.

I 100 kg di alimenti sequestrati sono stati affidati in custodia giudiziale allo stesso titolare, che è stato formalmente avvisato delle responsabilità, anche di natura penale, in caso di manomissione o distruzione della merce. Spetterà ora all’Azienda Sanitaria Locale procedere con l’iter sanzionatorio, che si preannuncia pesante. Questo servizio si inserisce in una più ampia strategia di controlli a tappeto, intensificati su tutto il territorio casertano per garantire che il diritto alla salute dei consumatori non venga mai messo in secondo piano.

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