CASERTA – L’ombra lunga e infamante della corruzione si allunga sulla Polizia di Stato. Un patrimonio di oltre 200.000 euro, composto da immobili, auto di lusso, quattro orologi Rolex e persino un cavallo, è stato posto sotto sequestro preventivo questa mattina dagli agenti della Squadra Mobile di Caserta. Destinatario del provvedimento, emesso dal GIP presso il Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura, è un ispettore della Polizia di Stato, già in servizio presso la Questura di Caserta e ora al centro di una gravissima indagine per concussione e rivelazione di segreti d’ufficio.
L’operazione odierna rappresenta un nuovo, fondamentale tassello in un’inchiesta che aveva già portato, nei mesi scorsi, all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dello stesso poliziotto. Le indagini, coordinate con meticolosità dalla Procura di Napoli Nord e condotte sul campo dagli uomini della Squadra Mobile casertana con il supporto del Servizio Centrale Operativo (SCO) di Roma, hanno fatto emergere un presunto sistema corruttivo ben oliato, che minava alla base uno degli strumenti più importanti nella lotta alla criminalità organizzata: la ‘White List’ della Prefettura.
Secondo l’impianto accusatorio, l’ispettore, forte della sua posizione privilegiata all’interno del Gruppo Interforze Antimafia (Gia), avrebbe abusato del suo potere. In concorso con un commercialista, anch’egli indagato, avrebbe avvicinato diversi imprenditori del territorio, chiedendo loro cospicue somme di denaro. La promessa, tanto allettante quanto illecita, era quella di garantire un’iscrizione “facile” delle loro aziende nella ‘White List’ – il prestigioso elenco che certifica le imprese come “pulite” e immuni da infiltrazioni mafiose, un passaporto indispensabile per accedere agli appalti pubblici – o, in alternativa, di evitare che ne venissero cancellate a seguito di controlli. Un meccanismo perverso in cui proprio chi doveva vigilare sulla legalità sarebbe diventato il terminale di un sistema di mazzette.
Ma l’inchiesta non si è fermata alla prima misura cautelare. Gli investigatori hanno continuato a scavare, seguendo il flusso del denaro. Le ulteriori indagini patrimoniali e finanziarie hanno palesato quella che gli inquirenti definiscono una “evidente sproporzione” tra i redditi ufficialmente dichiarati dall’indagato e il valore dei beni a lui riconducibili. Un tenore di vita apparentemente inspiegabile con il solo stipendio da poliziotto, che ha fatto scattare la richiesta di sequestro.
Così, alle prime luci dell’alba del 12 giugno 2026, sono scattati i sigilli. Nel mirino degli agenti sono finiti diversi beni immobili, due autovetture di marca tedesca, un’Audi A1 e un più lussuoso SUV Audi Q5, una collezione di quattro preziosi orologi Rolex e, dettaglio che aggiunge un tocco quasi cinematografico alla vicenda, un cavallo. Un tesoro accumulato, secondo l’accusa, grazie ai proventi dell’attività illecita.
È fondamentale sottolineare, come ribadito dalla stessa Procura, che il provvedimento eseguito oggi è una misura cautelare disposta in fase di indagini preliminari. Contro di essa sono ammessi mezzi di impugnazione e l’ispettore, così come il commercialista coinvolto, è da considerarsi presunto innocente fino a una sentenza definitiva di condanna. L’inchiesta, tuttavia, prosegue per definire i contorni esatti della vicenda e accertare eventuali altre responsabilità.









