NOMI E FOTO. Rapine, estorsioni e furti: quattro condanne a Mondragone

722
Carlo Gervasio e Nabil El Ati
Carlo Gervasio e Nabil El Ati

MONDRAGONE – La Cassazione chiude definitivamente il procedimento a carico di Pietro Cirella, Nabil El Ati, Carlo Gervasio ed Emilio Sciaudone. I giudici hanno dichiarato inammissibili tutti i ricorsi contro la sentenza della Corte d’appello di Napoli del 14 maggio 2025, confermando il quadro accusatorio già delineato nei precedenti gradi di giudizio e le responsabilità per reati come rapina impropria aggravata, estorsione e furti in abitazione.

I fatti risalgono all’indagine avviata dai carabinieri di Mondragone nell’aprile 2015, culminata con l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di diversi componenti del gruppo, tra cui Cirella, El Ati e Gervasio. L’inchiesta, nata da episodi estorsivi, aveva permesso di ricostruire l’attività di una banda attiva tra Mondragone, Formia e Scauri, accusata di numerosi reati contro il patrimonio. Secondo gli inquirenti, il gruppo agiva con un metodo collaudato: sopralluoghi, furti o rapine e successiva ricettazione dei beni, spesso seguita dal ‘cavallo di ritorno’, con richieste di denaro per la restituzione di autocarri o motocicli.

Le indagini, supportate da intercettazioni e riscontri sul territorio, avevano documentato diversi episodi tra cui furti in abitazione e in locali pubblici, una rapina impropria ai danni del titolare di una masseria e più casi di estorsione. La sentenza di secondo grado, solo parzialmente riformata, aveva già ridisegnato le posizioni degli imputati. Per Pietro Cirella era stata dichiarata la prescrizione per uno dei capi, con pena rideterminata in 3 anni e 10 mesi per rapina impropria aggravata ed estorsione. Per Nabil El Ati, escluso un reato per prescrizione, la pena era stata fissata in 5 anni e 10 mesi. Diversa la posizione di Carlo Gervasio, per il quale erano stati dichiarati improcedibili alcuni capi per difetto di querela, con condanna a 3 anni per furti in abitazione. Conferma piena, invece, per Emilio Sciaudone, condannato a 3 anni di reclusione.

Le difese hanno puntato su presunti vizi di motivazione e travisamenti della prova. Per Cirella si è escluso il concorso nella rapina, sostenendo che avesse solo chiesto di spostare un autocarro e contestando anche l’estorsione e la natura di privata dimora della masseria, oltre al mancato riconoscimento di attenuanti e pene sostitutive. El Ati ha sollevato dubbi su intercettazioni e testimonianze, mentre Gervasio e Sciaudone hanno contestato aggravanti e attenuanti.

Per Cirella, tutte le censure sono state ritenute infondate o generiche: confermata la responsabilità per rapina ed estorsione sulla base delle intercettazioni, respinta la tesi sul pagamento del riscatto, riconosciuta la masseria come privata dimora e giudicato corretto il bilanciamento tra aggravanti e attenuanti. Inammissibile anche la richiesta di pena sostitutiva. Per El Ati, la Corte ha evidenziato come la responsabilità emerga da intercettazioni e dichiarazioni, ritenendo i motivi una semplice riproposizione di questioni già respinte. Per Gervasio e Sciaudone, ricorsi generici: nessuna contestazione puntuale su aggravanti e attenuanti, con motivazioni dei giudici di merito ritenute adeguate.

Con l’inammissibilità, tutti i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di 3mila euro ciascuno alla Cassa delle ammende. La decisione della Cassazione era stata presa a fine febbraio, le motivazioni sono state rese note la scorsa settimana.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome