Terrorismo ed eversione, perquisite le abitazioni di 6 esponenti dei Carc tra Napoli e Firenze

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Presidio dei Carc a via Medina
Presidio dei Carc a via Medina

NAPOLI – Una operazione di polizia, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, ha scosso all’alba di ieri gli ambienti del partito dei Carc (Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo) tra la Campania e la Toscana. Gli agenti della Digos hanno eseguito sei decreti di perquisizione domiciliare nei confronti di esponenti legati al P. Carc: cinque i provvedimenti eseguiti a Napoli, uno a Firenze. L’ipotesi di reato formulata dagli inquirenti è pesante: associazione con finalità di terrorismo, o di eversione dell’ordine democratico.

Sotto la lente della magistratura è finita l’attività di propaganda svolta sul web e attraverso i social network, dove secondo l’accusa sarebbero state inneggiate ed elogiate le Brigate Rosse e le Nuove Brigate Rosse. Tra i destinatari del decreto figurano nomi di spicco della Direzione Nazionale del partito, come Igor Papaleo, Marco Coppola e il fiorentino Paolo Babini, oltre a un minorenne di 17 anni, risultato particolarmente attivo nelle dinamiche comunicative del gruppo.

L’operazione ha portato al sequestro sistematico di tutti i dispositivi informatici (telefoni, computer e memorie di massa) per rintracciare prove di una presunta struttura organizzata. Mentre alcuni indagati napoletani sono stati condotti negli uffici di via Medina per gli adempimenti burocratici, all’esterno della Questura è scattata la protesta: un gruppo di sostenitori, con bandiere rosse e megafoni, ha manifestato solidarietà ai perquisiti, parlando apertamente di “montatura giudiziaria”.

Secondo una nota ufficiale diffusa dai Carc, l’inchiesta rappresenterebbe un tentativo dello Stato di criminalizzare il dissenso sociale ricorrendo al cosiddetto “reato di parola”, introdotto dai recenti pacchetti Sicurezza: “In un’economia di guerra, gli apparati del potere costruiscono teoremi per isolare chi propone sistemi sociali diversi”. Particolare clamore ha suscitato il coinvolgimento di Paolo Babini a Firenze. Noto artista e fumettista satirico, Babini si era candidato al Consiglio Comunale nel 2024.

Il consigliere Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune) ha espresso forte sconcerto: “Chi frequenta Firenze conosce i suoi disegni e la sua ironia gentile. Che si possa istruire un procedimento per terrorismo nei suoi confronti è qualcosa che sorprende. La categoria di terrorismo si sta allargando fino a diventare uno strumento ordinario per intimidire chiunque si muova ai margini del sistema”. L’indagine sembra inserirsi in un quadro di monitoraggio più ampio che riguarda anche i movimenti pro-Palestina ed ecologisti.

Silvia Fruzzetti, esponente dei Carc, ha dichiarato: “Hanno paura della mobilitazione popolare che si sta rafforzando e provano a decapitare chi ha l’autorevolezza per organizzarla”. Mentre gli inquirenti analizzano il materiale digitale sequestrato per verificare se dietro la propaganda social si nascondesse una reale struttura eversiva o logistica, il fronte del dissenso ribadisce: “Non un passo indietro”. Resta aperto il dibattito sul confine, sempre più sottile e contestato, tra la libertà di espressione politica radicale e le condotte penalmente rilevanti in materia di sicurezza nazionale.

Ieri mattina davanti alle questure sono nati presidi di solidarietà nei confronti delle persone sottoposte a perquisizione domiciliare. Gli attivisti denunciano una “montatura giudiziaria” basata sul “reato di parola” per criminalizzare il dissenso sociale in un contesto di economia di guerra. Secondo il partito, l’operazione mira a colpire chi propone alternative ai sistemi di potere della borghesia, ribadendo la volontà di non indietreggiare nella lotta politica.

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