È il 15 settembre 1982. A San Siro si è giocata l’andata dei sedicesimi di finale di Coppa delle Coppe tra l’Inter di Rino Marchesi e i cecoslovacchi dello Slovan Bratislava. Protagonista di quella serata è stato Evaristo Beccalossi, fantasista amato dal pubblico nerazzurro.
L’Inter, tecnicamente superiore, ha attaccato per tutto il primo tempo senza però riuscire a sbloccare il risultato, rimasto sullo 0-0 all’intervallo. Nella ripresa la pressione della squadra di casa è aumentata, con i nerazzurri costantemente proiettati in avanti alla ricerca del vantaggio.
Dopo circa dieci minuti del secondo tempo, Beccalossi si è procurato un calcio di rigore. Essendo il rigorista designato, si è presentato sul dischetto ma il suo tiro è terminato debolmente a lato. L’Inter ha continuato ad attaccare e, appena sette minuti dopo, l’arbitro ha concesso un secondo penalty per un fallo di mano su un cross dello stesso Beccalossi.
Nonostante un attimo di esitazione e dopo un breve consulto con i compagni Altobelli e Oriali, il “Becca” si è assunto di nuovo la responsabilità. Questa volta il suo tiro di sinistro è stato respinto dal portiere Milan Mana. Sulla ribattuta, Beccalossi ha calciato con violenza di destro, trovando ancora l’incredibile opposizione dell’estremo difensore avversario.
Nonostante i due errori del suo numero 10, l’Inter ha trovato la forza di vincere la partita nel finale. Al 78′ Alessandro “Spillo” Altobelli ha sbloccato il risultato in mezza rovesciata, seguito cinque minuti dopo dal raddoppio di Antonio Sabato. Il 2-0 finale si è rivelato decisivo per la qualificazione, ottenuta nonostante la sconfitta per 2-1 nella gara di ritorno.
Pochi minuti dopo il secondo errore, ancora sullo 0-0, Beccalossi si è infortunato a causa della forte tensione muscolare ed è stato sostituito. Uscendo dal campo a testa bassa, ha raggiunto gli spogliatoi dove, in preda alla rabbia e al senso di colpa, ha sfogato la sua frustrazione rompendo due porte.
A fine gara, compagni e dirigenti hanno provato a consolarlo, ma la vera assoluzione è arrivata dal pubblico di San Siro. Al suo ritorno in campo nella partita successiva, è stato accolto da una fragorosa ovazione che ha rinsaldato il suo legame con i tifosi. Quella serata sfortunata è stata poi resa immortale dal monologo “Lode a te, Evaristo Beccalossi” del comico Paolo Rossi, trasformando un fallimento sportivo in un racconto leggendario.










