Albertosi: “Beccalossi era la bellezza del calcio”

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Cronache sport calcio
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Enrico “Ricky” Albertosi, ex portiere del Milan e della Nazionale classe 1939, ha ricordato la figura di Evaristo Beccalossi, suo avversario in campo ma amico fuori. “Era una gioia per gli occhi, mi piaceva come si divertiva e divertiva la gente”, ha raccontato l’ex numero uno.

Il ricordo più vivo è legato a un derby del 28 ottobre 1979, passato alla storia come il “derby delle stelle”. In quella partita, giocata sotto la pioggia, Beccalossi segnò due reti ad Albertosi. “Purtroppo lo ricordo molto bene, uno nel primo tempo e uno quasi alla fine”, ha ammesso. Albertosi ha anche smentito un aneddoto celebre, secondo cui il fantasista gli avrebbe detto: “Sono Evaristo, scusa se insisto…”. “Non lo ha mai detto. Quella frase è stata del giornalista Beppe Viola”.

Quel giorno, l’Inter interruppe un digiuno di vittorie nei derby che durava da cinque anni. “Noi eravamo campioni d’Italia con la stella sul petto, ma abbiamo fatto qualche errore in difesa”, ha spiegato Albertosi. “Poi l’Inter ha meritatamente vinto il campionato. Ma, a proposito di stelle, quella vera era Beccalossi”.

Lo stile di gioco del numero 10 nerazzurro è rimasto impresso nella memoria di Albertosi. “Prendeva il pallone e partiva con i suoi zig-zag. Non la dava mai indietro, scattava sempre in avanti, non come fanno i calciatori adesso. Il suo calcio era allegria, valeva il prezzo del biglietto”.

Secondo l’ex portiere, un talento del genere avrebbe un posto garantito nel calcio di oggi. “Era un giocatore meraviglioso, pieno di fantasia. Purtroppo è nato nel momento sbagliato, c’erano troppi campioni. Oggi sarebbe titolare fisso in Nazionale”. Albertosi ha anche commentato l’esclusione di Beccalossi dal Mondiale del 1982: “Il ct Bearzot gli preferì Antognoni. Parliamo di Antognoni, e poi l’Italia diventò campione del mondo”.

Parlando del calcio attuale, Albertosi ha notato un cambiamento radicale: “È cambiato tutto. Tecnica, tattica, preparazione. C’è troppa ansia. Non vede che tutti passano la palla indietro? Al Milan, solo per fare un esempio, tocca più palloni Maignan che Leao”.

La rivalità sportiva non ha mai intaccato il rapporto umano. “In campo ti faceva impazzire. Poi ci si trovava al bar a bere e a fumare. Avversari in campo, amici fuori”, ha confidato Albertosi.

Nel corso dell’intervista, l’ex portiere ha svelato anche due retroscena di mercato che lo hanno visto vicino all’Inter. La prima volta, quando giocava nello Spezia, scelse la Fiorentina. La seconda, nel 1969, sembrava tutto fatto. “Mi chiamò Italo Allodi: ‘Allora, sei dei nostri’. Mi vedevo già a Milano”. Pochi giorni dopo, però, il presidente della Fiorentina lo convocò per comunicargli la cessione al Cagliari. “Sono rimasto a bocca aperta. Non volevo andarci, ma non avevo potere. Ci andai e fu la mia fortuna: ho vinto un grandissimo scudetto”. Un destino che gli ha impedito di giocare con Beccalossi: “Mi sarebbe piaciuto tanto”.

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