NAPOLI – Un furto che sembrava riuscito, trasformato in un arresto in flagranza di reato grazie alla tecnologia e alla prontezza della Polizia di Stato. È la cronaca di quanto accaduto nella serata di ieri, sabato 9 maggio 2026, nel quartiere Soccavo, dove un giovane ladro ha visto il suo piano andare in fumo a causa di un piccolo dispositivo di localizzazione installato sullo scooter che aveva appena sottratto. In manette è finito un 26enne napoletano, volto già noto alle forze dell’ordine per una serie di precedenti, anche specifici per reati contro il patrimonio.
La vicenda ha avuto inizio quando un cittadino, accortosi dell’ammanco del proprio scooter, si è precipitato presso gli uffici del commissariato San Paolo per sporgere denuncia. Un copione, purtroppo, tristemente comune nelle strade della metropoli. Ma questa volta, la storia ha preso una piega inaspettata. Proprio mentre la vittima stava descrivendo il veicolo e le circostanze del furto agli agenti, ha controllato l’applicazione collegata al sistema di antifurto satellitare installato sul mezzo. L’incredibile svolta è arrivata in quel preciso istante: il segnale GPS indicava che lo scooter non era fermo in qualche vicolo nascosto, ma si trovava in movimento, in tempo reale, lungo via Giustiniano.
La segnalazione ha fatto scattare immediatamente l’intervento. Senza perdere un secondo, una pattuglia del commissariato si è diretta a tutta velocità verso l’area indicata dal localizzatore. Giunti sul posto, i poliziotti hanno subito individuato il mezzo rubato con in sella un giovane che corrispondeva alla descrizione sommaria del presunto ladro. Quest’ultimo, accortosi della presenza della volante della Polizia, ha capito di essere stato scoperto. In un gesto di panico, ha abbandonato bruscamente lo scooter sull’asfalto e ha tentato una disperata fuga a piedi, cercando di dileguarsi tra le auto in sosta e i palazzi della zona.
Ne è nato un breve ma concitato inseguimento. Gli agenti, determinati a non lasciarselo scappare, lo hanno tallonato da vicino. Nonostante il tentativo del 26enne di opporre resistenza e di divincolarsi, i poliziotti sono riusciti, non senza difficoltà, a raggiungerlo e a bloccarlo definitivamente. Una volta immobilizzato, l’uomo è stato sottoposto a perquisizione personale. Nelle sue tasche sono stati rinvenuti due chiavini esagonali, classici “ferri del mestiere” utilizzati di frequente per forzare i blocchi di accensione o manomettere i sistemi di sicurezza dei veicoli a due ruote.
Condotto presso gli uffici del commissariato per le procedure di rito, il 26enne è stato identificato e, alla luce dei suoi precedenti specifici, delle prove raccolte e della flagranza di reato, è stato dichiarato in stato di arresto. Dovrà rispondere delle accuse di furto aggravato e di resistenza a Pubblico Ufficiale. Per il proprietario dello scooter, invece, la brutta avventura si è conclusa con un lieto fine: dopo i rilievi del caso, il veicolo gli è stato immediatamente restituito, intatto. Un episodio che sottolinea, ancora una volta, come la tecnologia possa rivelarsi un’alleata fondamentale nel contrasto alla microcriminalità urbana.











