Coltellate tra minori a Napoli, incubo infinito: dalle istituzioni risposte insufficienti

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Il luogo dell'accoltellamento a Piazza Municipio a Napoli
Il luogo dell'accoltellamento a Piazza Municipio a Napoli

NAPOLI – Un incubo senza fine. Violenza giovanile, Napoli torna a fare i conti con un’emergenza che ormai non può più essere considerata episodica, e l’ultimo caso avvenuto a pochi passi da Piazza Municipio ne è la prova più drammatica: un ragazzo di 14 anni accoltellato da un 15enne per uno sguardo di troppo a una ragazza, una lite banale degenerata in pochi istanti in un’aggressione feroce fatta prima di colpi di casco e poi di fendenti all’addome, al collo e alla testa. Il giovane ferito è stato operato d’urgenza all’Ospedale Vecchio Pellegrini e le sue condizioni restano gravi ma stabili, mentre l’aggressore, fermato dagli agenti coordinati dal comandante Ciro Esposito, dovrà rispondere di tentato omicidio davanti alla Procura per i minorenni guidata da Patrizia Imperato, con i filmati delle telecamere di videosorveglianza destinati a chiarire ogni dettaglio dell’accaduto.

Un episodio che scuote ma che non sorprende più, ed è proprio questa la fotografia più preoccupante, perché la violenza tra giovanissimi in città appare sempre più diffusa e radicata, spesso legata a motivi futili e consumata nei luoghi della socialità adolescenziale, dalla movida al centro fino alle periferie, trasformando conflitti minimi in tragedie sfiorate. Sul piano istituzionale il governatore Roberto Fico invita a non parlare di due Napoli ma di un’unica città che deve farsi carico del problema, sottolineando che “non esistono due Napoli, la città è una” e che “la violenza giovanile, adolescenziale, è qualcosa di cui dobbiamo farci carico, la Regione, il Comune, le istituzioni”, indicando come priorità il rafforzamento della scuola, del tempo pieno e degli investimenti culturali e sociali perché “dobbiamo lavorare fin dalla prima infanzia” e “occupare spazi, soprattutto quelli culturali e informativi”.

Una visione di lungo periodo che però si scontra con la richiesta immediata di sicurezza, mentre il sindaco Gaetano Manfredi riconosce l’esistenza di punti critici e parla della necessità di un intervento operativo, spiegando che “dobbiamo trovare una forma di presidio più efficace per garantire maggiore sicurezza” e definendo quanto accaduto “una tragedia sfiorata”, evidenziando come questi episodi nascano da “litigi tra ragazzini che avvengono spesso fuori a luoghi di aggregazione” e annunciando nuovi confronti con prefettura e forze dell’ordine per migliorare i dispositivi di controllo. Ma anche in questo caso la sensazione è che le risposte arrivino sempre dopo i fatti, inseguendo un fenomeno che si sposta e si ripresenta con modalità sempre più aggressive.

Sul fronte politico, l’ex sindaco Luigi de Magistris attacca duramente parlando di una città “senza guida” e sostenendo che “l’aumento del crimine minorile è un fenomeno nazionale” ma che a Napoli “negli ultimi due anni c’è stato aumento di fatti gravi ed atipici”, aggiungendo che “non si può lavorare solo con le forze di polizia e magistratura” e che serve rimettere insieme tutte le realtà educative e sociali perché oggi “c’è uno sfilacciamento” e “l’assenza di punti di riferimento autorevoli rende la situazione ancora più critica”. Il risultato è un dibattito acceso ma ancora privo di una sintesi operativa, mentre la città continua a vivere una doppia narrazione, da un lato quella della Napoli dei grandi eventi e della crescita, dall’altro quella delle cronache quotidiane segnate da risse, accoltellamenti e baby gang, due facce della stessa realtà. Il primo fenomeno non è governato, il secondo è fuori controllo.

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