Juventus: la gestione di Comolli sotto accusa

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Cronache sport calcio
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A un anno dal suo insediamento alla Continassa, la posizione del dirigente Damien Comolli è diventata precaria. Scelto direttamente dalla proprietà per ridare equilibrio e avviare un nuovo ciclo vincente dopo l’era Giuntoli, il suo primo bilancio è stato giudicato negativo. La Juventus si è trovata fuori da tutte le competizioni prima del previsto, andando incontro a un considerevole danno economico e mancando gli obiettivi minimi stagionali.

L’analisi del suo operato parte dal calciomercato, un’area che Comolli ha gestito in prima persona. Ha dato seguito ad alcune trattative già impostate dalla precedente gestione, come quella per David, ma ha faticato a definire i rinforzi decisivi. Durante l’estate si era sbilanciato sul ritorno di Kolo Muani, operazione poi sfumata, per poi virare negli ultimi giorni di mercato su Openda e Zhegrova. I due nuovi acquisti, però, hanno deluso le aspettative, collezionando insieme poche presenze da titolari e non lasciando il segno. Non ha avuto esiti migliori lo scambio tra Alberto Costa e Joao Mario, una manovra che ha generato malumori nell’allora tecnico Tudor.

Il rapporto tra Comolli e Tudor si è incrinato fin da subito, logorato da risultati deludenti che hanno infine portato all’esonero dell’allenatore a novembre. Tudor aveva pubblicamente messo in evidenza i limiti tecnici della rosa a sua disposizione. Anche con il successore, Luciano Spalletti, la squadra ha mostrato le stesse fragilità, fallendo l’obiettivo del quarto posto dopo una serie di sconfitte interne. Il fatto che due allenatori abbiano lamentato problemi simili ha sollevato dubbi sulla pianificazione iniziale della stagione.

Un altro punto critico è stato il processo decisionale, giudicato eccessivamente verticale. Comolli si è avvalso di una struttura che si è rivelata debole nei tempi operativi e si è affidato a intermediari esterni per il mercato estivo, rimandando la nomina di figure chiave come il capo scouting. La scelta del direttore sportivo Ottolini è arrivata solo a ridosso del mercato invernale. Questa sessione di riparazione è stata emblematica della confusione gestionale: mentre si cercava un centravanti, il colpo finale è stato l’esterno Boga, lasciando irrisolta la necessità di un numero 9.

La gestione delle trattative è apparsa spesso confusa e poco lineare. Il caso di Vlahovic, rimasto formalmente sul mercato per tutta l’estate ma determinato a restare, ne è un esempio. Molti giocatori che avrebbero potuto alzare il livello tecnico della rosa non sono stati ingaggiati a causa di negoziazioni complicate. Un passaggio anomalo si è verificato anche durante il cambio tecnico: dopo aver ricevuto la disponibilità di Spalletti, Comolli ha preso tempo per un colloquio esplorativo con Palladino, creando ulteriore incertezza.

Infine, si contesta la scarsa capacità di correggere gli errori in corsa. La crisi dell’attacco non è mai stata risolta con interventi mirati, mentre la ricerca di nuovi talenti non ha prodotto risultati concreti. L’immagine di acquisti come David e Openda relegati in panchina durante l’ultima, decisiva sfida di campionato ha fotografato una stagione fortemente condizionata da scelte sbagliate in cabina di regia.

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