Un gesto quotidiano, quasi automatico, nasconde un impatto ambientale significativo. L’abitudine di masticare una gomma e gettarla via con noncuranza ha trasformato i marciapiedi delle nostre città in tappeti di piccoli rifiuti persistenti. Pochi sanno, infatti, che la maggior parte delle gomme da masticare in commercio non è biodegradabile.
La loro base è costituita da polimeri sintetici, spesso poliacetato di vinile o poliisobutilene, lo stesso tipo di gomma sintetica usata per produrre le camere d’aria degli pneumatici. A questa base plastica vengono poi aggiunti dolcificanti, coloranti e aromi. Questa composizione rende il chewing gum un rifiuto non organico, destinato a sopravvivere nell’ambiente per decenni.
Ogni anno, si stima che tonnellate di gomme vengano abbandonate in modo scorretto, attaccandosi a suoli, asfalto e arredi urbani. La loro rimozione comporta costi elevati per le amministrazioni comunali, richiedendo l’uso di vapore ad alta pressione o solventi chimici. Con il tempo, l’azione degli agenti atmosferici e l’usura meccanica frammentano questi residui in microplastiche, particelle che possono contaminare il suolo, i corsi d’acqua e, infine, entrare nella catena alimentare.
Oltre al danno ecologico, l’atto stesso del masticare ha implicazioni fisiologiche studiate dalla scienza. Masticare “a vuoto” invia al cervello segnali che preparano il corpo all’arrivo del cibo. Questo meccanismo, come evidenziato da diverse ricerche, stimola la produzione di saliva e succhi gastrici.
Quando il cibo atteso non viene ingerito, il corpo può reagire intensificando la sensazione di fame. Il gusto dolce, presente anche nelle versioni senza zucchero grazie ai dolcificanti artificiali, può innescare in alcune persone un desiderio maggiore di carboidrati e dolci. Si è creato così un paradosso: si mastica una gomma per placare l’appetito, ma si finisce per stimolarlo.
Uno studio del 2022 del Max Planck Institute ha analizzato il costo energetico della masticazione, scoprendo che si tratta di un’attività che consuma energia. Nell’evoluzione umana, l’avvento della cottura ha reso i cibi più morbidi, riducendo questo dispendio energetico. Oggi, l’abitudine di masticare per ore un polimero sintetico rappresenta un’attività che non solo non fornisce nutrimento, ma genera un rifiuto inquinante.
La consapevolezza è il primo passo per mitigare questo problema. Sono state sviluppate alternative ecologiche, come le gomme prodotte con basi naturali e biodegradabili. Tuttavia, la soluzione più immediata ed efficace rimane la corretta gestione del rifiuto: ogni gomma dovrebbe essere avvolta nella sua carta e gettata in un cestino, per evitare che un piccolo gesto di distrazione si trasformi in un danno ambientale a lungo termine.















