È stato presentato con successo a Verona un innovativo programma di agricoltura rigenerativa che ha permesso di coniugare la storica produzione del riso Vialone Nano IGP con la tutela dell’ambiente circostante. L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra il Consorzio di Tutela e un gruppo di agricoltori locali, ha affrontato il problema della perdita di biodiversità causata da decenni di monocoltura intensiva.
L’obiettivo principale era quello di ripristinare un equilibrio ecologico nelle risaie e nelle aree limitrofe. Per raggiungere questo scopo, sono state implementate nuove tecniche agronomiche a basso impatto, che hanno radicalmente cambiato il modo di gestire i terreni e le risorse idriche della zona.
Il cuore del programma è consistito nell’abbandono dei diserbanti chimici e nell’introduzione di pratiche di gestione integrata dei parassiti, utilizzando insetti utili per contrastare quelli dannosi. Inoltre, è stato rivoluzionato il sistema di irrigazione: al posto dell’allagamento continuo, si sono adottati cicli di sommersione e asciutta controllati, che riducono il consumo d’acqua e favoriscono l’ossigenazione del suolo.
Attorno alle risaie sono state create delle “zone cuscinetto”, aree lasciate a vegetazione spontanea che funzionano come corridoi ecologici. Queste fasce di rispetto, larghe diversi metri, sono diventate il rifugio per numerose specie vegetali e animali, ricostituendo un habitat complesso e resiliente.
I risultati sulla produzione del Vialone Nano sono stati sorprendenti. Sebbene la resa per ettaro sia leggermente diminuita nel primo biennio, la qualità del chicco è notevolmente migliorata, con una maggiore tenuta in cottura e un sapore più intenso, caratteristiche molto apprezzate dai consumatori e dagli chef.
Gli agricoltori che hanno aderito al programma hanno potuto accedere a una nuova certificazione di “Riso da Ecosistema Protetto”, ottenendo un vantaggio competitivo sul mercato. Questo ha dimostrato come la sostenibilità non sia un costo, ma un investimento che genera valore aggiunto.
L’impatto più evidente si è registrato sulla biodiversità. Le analisi condotte da esperti hanno confermato il ritorno di specie considerate quasi scomparse nella zona, tra cui il raro asparago selvatico (Asparagus acutifolius), le cui piante sono ricomparse abbondantemente lungo i fossi e i margini dei campi.
Questa rinascita ha interessato l’intera catena alimentare. Sono aumentate le popolazioni di api selvatiche e altri impollinatori, così come quelle di uccelli acquatici come l’airone cenerino e il cavaliere d’Italia, che hanno trovato nelle risaie rinnovate un ambiente ideale per la nidificazione e l’alimentazione.
“Abbiamo trasformato un problema in un’opportunità”, ha dichiarato Marco Bellini, presidente del Consorzio. “I nostri agricoltori non sono più solo produttori, ma custodi di un paesaggio. Questo approccio ha attirato anche un nuovo tipo di turismo, più attento e consapevole”.
Guardando al futuro, il consorzio prevede di estendere il modello a tutte le aziende associate entro i prossimi cinque anni. L’esperienza veronese diventerà un caso di studio per altre regioni italiane ed europee che si trovano a dover conciliare le esigenze produttive con la necessità impellente di proteggere l’ecosistema.















