Stesa ai Decumani, torna in carcere uno degli imputati: condannato per triplice tentato omicidio di stampo mafioso

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Operazione della polizia
Operazione della polizia

NAPOLI – Si chiude di nuovo la porta del carcere per uno degli uomini ritenuti responsabili del sanguinoso agguato avvenuto nel cuore del centro storico quasi due anni fa. Un cerchio giudiziario che si stringe, seppur non ancora in via definitiva, attorno ai protagonisti di un raid di fuoco che terrorizzò la zona dei Decumani. Nella serata di ieri, 19 maggio, gli agenti della Squadra Mobile di Napoli hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Presidente della IV Sezione del Tribunale partenopeo, nei confronti di un soggetto già condannato in primo grado per il tentato triplice omicidio del 27 giugno 2024.

La vicenda che ha portato al nuovo arresto affonda le radici in una calda serata di inizio estate, quando la camorra tornò a sparare in pieno centro. Erano da poco passate le 22:00 del 27 giugno 2024. In Largo Banchi Nuovi, crocevia della movida e da sempre territorio conteso dalle cosche locali, tre giovani si trovavano nei pressi di un bar. Improvvisamente, la quiete fu squarciata da una pioggia di proiettili. Due sicari, a bordo di uno scooter, esplosero al loro indirizzo almeno otto colpi d’arma da fuoco, per poi dileguarsi tra i vicoli. Sull’asfalto, la Polizia Scientifica repertò sei bossoli calibro 9×21 e due calibro 7,65, a testimonianza dell’uso di due pistole diverse e della determinazione del commando.

Il bilancio fu gravissimo. Uno dei tre giovani bersagli se la cavò con ferite lievi alle gambe, medicate e dimesse in poche ore. Un altro, invece, lottò tra la vita e la morte. Colpito all’addome, i proiettili gli avevano leso organi vitali e interessato la colonna vertebrale. Dopo un lungo e delicato intervento chirurgico e una degenza in rianimazione, fu dimesso per affrontare un calvario riabilitativo in un centro specializzato, nel disperato tentativo di riacquisire le piene funzionalità motorie. Il terzo giovane uscì miracolosamente illeso.

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotte con meticolosità dalla Squadra Mobile, portarono a una prima svolta il 2 agosto dello stesso anno. Con un decreto di fermo del Pubblico Ministero, poi convalidato dal GIP, furono arrestati sei soggetti, ritenuti coinvolti a vario titolo nella pianificazione, organizzazione ed esecuzione dell’agguato. Un’azione criminale aggravata dalle modalità mafiose, come previsto dall’articolo 416 bis 1 del codice penale, chiara spia di una guerra per il controllo del territorio.

Tuttavia, nel corso delle indagini preliminari, uno dei sei arrestati fu scarcerato dal Tribunale del Riesame. Quello stesso uomo è oggi il destinatario della nuova misura cautelare. La Procura, infatti, non ha mai smesso di ritenerlo parte integrante del gruppo di fuoco. Gli elementi di prova raccolti, pur non sufficienti in prima battuta per la custodia cautelare, sono stati ritenuti idonei a fondare un giudizio di colpevolezza dal Tribunale, che ha emesso una sentenza di condanna in primo grado. Sulla scorta di tale verdetto, il Pubblico Ministero ha richiesto e ottenuto una nuova ordinanza di custodia in carcere, ritenendo evidentemente sussistenti i pericoli di fuga o di reiterazione del reato.

È fondamentale sottolineare, come precisato dalla stessa Procura, che il provvedimento eseguito è una misura cautelare e che la sentenza è di primo grado. Contro di essa sono ammessi i mezzi di impugnazione previsti dalla legge e, pertanto, l’uomo arrestato è da considerarsi presunto innocente fino a una condanna definitiva.

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