Un piano criminale che intreccia il calcio e la malavita milanese degli anni d’oro. Renato Vallanzasca, uno dei più noti boss della cronaca nera italiana, aveva ideato e preparato un piano per rapire Marco Van Basten, l’iconico attaccante olandese del Milan. La rivelazione è emersa da un’intervista rilasciata da Giampaolo Manca, 72 anni, ex “Doge” della Mala del Brenta.
Manca, che ha trascorso metà della sua vita in carcere, ha raccontato i dettagli al Corriere della Sera in occasione della presentazione del docufilm sulla sua vita, “Il Doge: ritratto di una redenzione”. Fu proprio in prigione che Manca strinse un legame con Vallanzasca, descrivendolo come un amico e un compagno di fede calcistica: “Ci volevamo bene ed era milanista come me”. È stato durante la loro detenzione che il “bel René” gli ha confidato il suo progetto.
Il piano era stato studiato nei minimi dettagli. Secondo il racconto, gli uomini di Vallanzasca avevano seguito per mesi gli spostamenti del “Cigno di Utrecht”, studiandone abitudini e percorsi per organizzare un sequestro a scopo di estorsione. Un’operazione che avrebbe fruttato un riscatto milionario e scosso il mondo dello sport italiano e internazionale.
Tuttavia, il rapimento non è mai avvenuto. La ragione del suo annullamento è tanto sorprendente quanto emblematica della passione calcistica che animava persino le figure di spicco della criminalità. Vallanzasca decise di abbandonare il progetto perché, da tifoso rossonero, non voleva danneggiare la sua squadra del cuore privandola del suo fuoriclasse. “Poi rinunciò perché non voleva fare un favore all’Inter”, ha spiegato Manca, sottolineando come l’idea di avvantaggiare indirettamente i rivali cittadini fosse insopportabile per il boss.
L’intervista ha portato alla luce anche altri aneddoti legati al calcio. Manca ha ricordato un episodio personale risalente al suo periodo di latitanza. Nonostante fosse un ricercato, la passione per il Milan lo ha spinto a rischiare e a recarsi di nascosto allo stadio di San Siro per assistere a una partita.
“Il Milan giocava col Cagliari e io ci andai di nascosto”, ha narrato. La partita, terminata 2-2 con una memorabile doppietta di Gigi Riva per i sardi, si è rivelata fatale per la sua copertura. Le telecamere televisive lo inquadrarono tra gli spalti e fu riconosciuto. “La sera mi chiama mio fratello gemello Fabio: mi dice che mi avevano visto in televisione”, ha concluso Manca. Quell’episodio lo ha costretto a capire che la sua latitanza a Milano era diventata troppo rischiosa, segnando un punto di svolta nella sua vita da fuggitivo.





