TUTTI I NOMI. Punteggi gonfiati per la scuola: 22 indagati tra Marcianise e Portico

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Salvatore Tartaro (indagato) e la moglie, la consigliera Lina Armanno (non indagata)
Salvatore Tartaro (indagato) e la moglie, la consigliera Lina Armanno (non indagata)

MARCIANISE – C’è anche una forte componente della provincia di Caserta al centro della maxi inchiesta della Procura di Roma sulle assunzioni nella scuola attraverso titoli e attestati falsi. Il pubblico ministero titolare del fascicolo, il dottor Ambrogio Cassiani, ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari nei confronti di 37 persone complessive, preparandosi a richiedere il rinvio a giudizio.

Tra i 22 indagati di origine casertana figura anche il marito di una consigliera comunale recentemente eletta a Marcianise. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati Antonio Aiello, 36enne di San Marco Evangelista, Angela Apicerni, 36enne di Falciano del Massico, Anna Ariano, 60enne di Parete, Maria Grazia Bove, 33enne di Cervino, Giuseppe Campanile, 38enne di Marcianise, Angelina Golino, 55 anni di Marcianise, Giuseppa Golino, 61enne di Marcianise, Isabetta Gravina, 53enne di Portico di Caserta, Raffaella Guerriero, 50 anni di Marcianise, Cristian Luisi, 41enne di Recale, Nicola Mastroianni, 58enne di Portico di Caserta, Fabiano Nasta, 44enne di Caserta, Vincenza Palmiero, 46enne di Marcianise, Ciro Parisi, 58enne di Aversa, Mariantonia Pascarella, 34enne di Cervino, Michela Pocino, 34enne di Sant’Angelo d’Alife, Francesco Raucci, 55enne di Marcianise, Massimiliano Sabino, 40enne di Formicola, Salvatore Tartaro, 38enne di Marcianise e marito della neo consigliera Lina Armanno (non indagata e estranea all’inchiesta), eletta con la lista ‘A Testa Alta’ e totalmente estranea ai fatti, Anna Scialla, 64enne di Marcianise, Antimo Scialdone, 43enne originario di Curti ma residente a Firenze, e Anna De Cristofaro, 53enne originaria di Roccamonfina ma residente a Roma.

Le accuse contestate a vario titolo dalla Procura di Roma sono quelle di truffa e falso. Secondo l’impianto accusatorio ricostruito dagli inquirenti, le persone coinvolte avrebbero presentato istanza per l’inserimento nelle graduatorie di Terza Fascia del personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) dichiarando il possesso di titoli culturali mai conseguiti. Inoltre, i candidati avrebbero autocertificato periodi di servizio fittizi, presumibilmente svolti presso istituti scolastici paritari ma in realtà mai prestati.

Questo sistema avrebbe permesso di gonfiare artificialmente i punteggi nelle graduatorie pubbliche, scavalcando gli altri candidati e ottenendo contratti di lavoro a tempo determinato all’interno delle scuole statali. L’illecito ha comportato anche un consistente danno economico per le casse dello Stato. Nel corso del triennio di riferimento, gli indagati hanno regolarmente percepito le retribuzioni mensili legate ai contratti di lavoro ottenuti, con compensi complessivi che in alcuni casi specifici superano i 100mila euro a persona.

Le indagini hanno infine accertato che gli istituti paritari che avrebbero agevolato il rilascio delle false certificazioni di servizio si trovano proprio a Marcianise, a Santa Maria Capua Vetere e in provincia di Cosenza.

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