Rangnick e il Milan, un destino tra Sacchi e l’Inter

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Cronache sport calcio
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Il legame tra Ralf Rangnick e il Milan ha radici profonde, che partono dagli anni Ottanta. All’epoca, l’allenatore tedesco era un giovane studioso di calcio, profondamente influenzato da due figure chiave: Valerij Lobanovskij, anima del calcio sovietico, e Arrigo Sacchi, architetto del grande Milan.

L’incontro con il gioco di Lobanovskij avvenne durante un’amichevole contro la Dinamo Kiev, ma l’infatuazione per Sacchi fu più metodica. Rangnick acquistò un videoregistratore e passò giorni ad analizzare le videocassette delle partite del Milan di fine anni Ottanta, studiandone ogni movimento e tattica.

Nel corso degli anni, tra Rangnick e Sacchi si è sviluppata una stima reciproca, simile a quella tra un allievo e il suo maestro. Nel 2020, in vista del possibile arrivo del tedesco al Milan, Sacchi ha commentato: “È un ottimo allenatore, ma è importante che la società lo segua”. Rangnick ha sempre ricambiato l’ammirazione, definendo l’ex tecnico rossonero una delle sue più grandi fonti di ispirazione.

Un episodio significativo risale all’aprile del 2011. In occasione dei quarti di finale di Champions League tra il suo Schalke 04 e l’Inter, Rangnick chiese a Marco Branca il numero di Sacchi e lo chiamò per un consiglio. Ha poi raccontato di un’ispirazione che andava oltre la tattica, vedendo in Sacchi un modello di allenatore che, pur non avendo avuto una grande carriera da calciatore, aveva rivoluzionato il gioco. “Un allenatore è bravo se riesce a fare in modo che tutti i giocatori abbiano la stessa idea nello stesso momento”, gli disse Sacchi.

Quella doppia sfida contro l’Inter del 2011 è rimasta impressa nella memoria dei tifosi milanisti. L’Inter, campione d’Europa in carica, partiva come netta favorita. Tuttavia, lo Schalke di Rangnick sovvertì ogni pronostico, vincendo 5-2 a San Siro nonostante un gol iniziale di Stankovic. La squadra tedesca, che schierava tra i pali Manuel Neuer, dominò la partita, agevolata anche dall’espulsione di Christian Chivu.

Quel successo ha consacrato Rangnick agli occhi del mondo rossonero. L’avventura allo Schalke si è conclusa pochi mesi dopo, a settembre, a causa di un burnout che lo stesso allenatore ha definito come una mancanza di energia, un destino simile a quello vissuto da Sacchi in passato.

Nove anni dopo, nel 2020, Rangnick e il Milan sono stati a un passo dall’unirsi. La trattativa si è arenata a causa di visioni divergenti: il tedesco progettava un nuovo ciclo senza Zlatan Ibrahimovic, mentre la dirigenza, con Paolo Maldini e Zvonimir Boban, ha preferito confermare Stefano Pioli. Le opinioni nel mondo del calcio si divisero. Fabio Capello si è mostrato scettico, parlando di “un anno zero”, mentre Carlo Ancelotti ha offerto una prospettiva diversa: “I tifosi dovrebbero preoccuparsi degli allenatori scarsi, non di quelli stranieri”. Se questo legame si concretizzerà in futuro, resta un’incognita.

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