L’attaccante Álvaro Morata ha rivelato di aver affrontato un difficile periodo di depressione durante la sua carriera. In una recente intervista, il calciatore spagnolo, oggi in forza al Como, ha ripercorso le fasi più complesse della sua vita personale e professionale, parlando apertamente dei suoi problemi di salute mentale.
Il momento più critico, ha spiegato Morata, è coinciso con il suo periodo all’Atlético Madrid. “Sono caduto in depressione quando ho lasciato l’Atlético. Mi sono reso conto di aver perso la testa dopo una partita di Champions League contro il Borussia Dortmund”, ha dichiarato l’attaccante, descrivendo un crollo psicologico che lo ha segnato profondamente.
Morata ha anche menzionato un altro episodio emblematico della sua fragilità di allora, legato a una presentazione ufficiale. “Quando sono arrivato per la presentazione prendevo dei farmaci. Nella mia testa non riuscivo a realizzare nulla di quello che stava accadendo”, ha confessato, descrivendo uno stato di totale smarrimento.
In quel periodo buio, il sostegno dei compagni di squadra e di nazionale si è rivelato fondamentale per la sua ripresa. “Koke, Iniesta e gli altri mi hanno aiutato”, ha sottolineato Morata. Grazie al loro supporto, è riuscito a superare la crisi e a tornare a giocare ai massimi livelli, fino alla vittoria dell’Europeo.
L’attaccante ha poi riflettuto sul suo addio all’Atlético Madrid, un club a cui si è sentito molto legato. “Mi fa male essere andato via proprio quando credo che finalmente mi avessero capito e apprezzato. Sinceramente, penso di essere partito per un senso di colpa”, ha ammesso. Ha aggiunto di non sapere quale considerazione il club abbia di lui ora, ma di essere rimasto sorpreso positivamente dall’affetto dei tifosi.
Infine, Morata ha affrontato il tema dei trasferimenti nel calcio, paragonando la carriera di un giocatore a qualsiasi altro lavoro. “In Spagna non è normale vedere un giocatore passare dal Real all’Atletico, mentre in Italia è più comune tra Milan e Inter. Ma questo è un lavoro, la gente dovrebbe capirlo”, ha affermato.
Ha concluso la sua riflessione criticando l’etichetta di “traditore” spesso affibbiata ai calciatori. “Le persone cambiano azienda per soldi o motivazioni. Noi invece veniamo considerati traditori. Io non provo né odio né rancore verso nessuno, e per me l’affetto dei tifosi dell’Atlético vale tantissimo”.








