Il muro di Gesac su Grazzanise frena il decollo dell’hub casertano

175

CASERTA – La volontà politica c’era. Ed era trasversale. Destra e sinistra, governo regionale e governo nazionale, almeno nelle dichiarazioni e nei primi atti, avevano lasciato intravedere una convergenza sulla necessità di riportare Grazzanise al centro del futuro sistema aeroportuale campano. Oggi, però, proprio mentre il progetto comincia a entrare in una fase più concreta, quel fronte rischia di incrinarsi. E il primo passo indietro sembra arrivare dalla Regione.

Il tema è quello del possibile terzo scalo campano, da realizzare nell’area dell’aeroporto militare di Grazzanise, in provincia di Caserta. Un’infrastruttura che, secondo lo studio preliminare commissionato da Confindustria Caserta alla società inglese Steer, potrebbe avere una funzione commerciale e civile, affiancando Napoli-Capodichino e Salerno-Costa d’Amalfi. Non uno scalo in concorrenza con gli altri due, ma un aeroporto di supporto, capace di assorbire una parte del traffico destinato a crescere nei prossimi anni e di alleggerire una struttura, quella napoletana, già oggi sottoposta a una pressione sempre più forte.

Eppure la partita, proprio ora che dovrebbe passare dalle dichiarazioni agli atti concreti, comincia a mostrare le prime resistenze. Fino a pochi mesi fa la Regione aveva avuto un ruolo di spinta. Prima con Gennaro Oliviero, che da presidente del Consiglio regionale aveva promosso lo stanziamento delle risorse per il piano di fattibilità. Poi con il governatore Vincenzo De Luca, che aveva sollecitato il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini a inserire Grazzanise nel Piano nazionale degli aeroporti. Una richiesta accolta dal governo nazionale, che, nelle scorse settimane, ha effettivamente inserito l’hub casertano nella programmazione.

A quel punto, però, la prospettiva è cambiata. Perché un conto è sostenere politicamente l’idea di Grazzanise, un altro è assumersi la responsabilità di avviare il percorso operativo. E qui emerge il nodo principale: Gesac, la società per azioni che gestisce il sistema aeroportuale integrato della Campania, cioè l’aeroporto internazionale di Napoli-Capodichino e quello di Salerno-Costa d’Amalfi.
Da quanto emerso tra le righe dell’intervento di Mario Casillo, vicepresidente della Campania, in occasione della presentazione dello studio Steer, la Regione non sembrerebbe intenzionata a muoversi se Gesac non considera Grazzanise una priorità. E al momento, sempre stando a quanto riferito da Casillo, la società non avrebbe questa convinzione. Una posizione che, di fatto, sembra offrire alla Regione l’argomento per rallentare.

Il punto centrale riguarda Capodichino. L’aeroporto di Napoli è cresciuto molto negli ultimi anni, fino a diventare una struttura sempre più congestionata. L’aumento dei voli pesa sulla gestione dello scalo e anche sui residenti delle aree limitrofe, costretti a convivere con un impatto ambientale e acustico rilevante. Per i sostenitori di Grazzanise, proprio questa saturazione rende necessario programmare subito un’infrastruttura alternativa o complementare.

Gesac, però, secondo quanto riportato da Casillo, avrebbe una lettura diversa. La società ritiene che Capodichino possa arrivare a sostenere fino a 20 milioni di passeggeri all’anno. Se questo dato fosse confermato, l’urgenza di aprire un aeroporto vicino per alleggerire Napoli slitterebbe in avanti: non più una scelta da programmare e attivare entro i prossimi dieci anni, ma un’ipotesi da valutare in un orizzonte più lungo, verso il 2042. Su questa capacità reale di tenuta dello scalo napoletano il confronto resta aperto, perché il dato è dibattuto e merita ulteriori approfondimenti.
Non c’è solo questo. A frenare un impegno immediato su Grazzanise pesa anche la linea di sviluppo già tracciata per Capodichino. Gesac guarda infatti al potenziamento dello scalo napoletano attraverso la realizzazione di un secondo terminal, il Terminal Baia 1, nell’area ex Atitech. La nuova struttura dovrebbe sorgere di fronte all’ingresso della futura stazione della Linea 1 della metropolitana, attesa per il 2027, e sarebbe destinata in particolare ai voli extra Schengen e intercontinentali, compresi collegamenti verso Stati Uniti e Cina. L’accesso sarebbe previsto da viale Fulco Ruffo di Calabria, con un ingresso dedicato all’altezza della rotonda.

In parallelo, la Regione deve fare i conti anche con gli investimenti necessari per lo sviluppo dell’aeroporto di Salerno-Costa d’Amalfi. Il quadro che emerge è quindi quello di una programmazione già orientata: rafforzare Napoli, completare la crescita di Salerno e rinviare Grazzanise a una fase successiva. Una linea che, di fatto, rischia di lasciare il Casertano ancora in attesa.

Da qui il nodo politico. Se Palazzo Santa Lucia, dove ore siede Roberto Fico, non intende muoversi senza una piena convinzione del gestore aeroportuale, e se Gesac non considera Grazzanise una priorità, l’eventuale accelerazione dovrà arrivare dal governo nazionale. L’inserimento nel Piano nazionale degli aeroporti è un primo passaggio importante, ma non basta. Per trasformare Grazzanise in uno scalo civile servirà un percorso amministrativo, regolatorio e infrastrutturale lungo e complesso.
Lo studio Steer ricostruisce anche questo iter. Grazzanise è oggi un aeroporto militare appartenente al demanio aeronautico statale. Nel marzo 2025 è stato dichiarato compatibile con l’attività di traffico civile, ma la compatibilità non equivale all’apertura immediata ai voli commerciali. Secondo lo studio, solo la parte amministrativa richiede almeno due anni.

Il primo passaggio riguarda l’individuazione dei beni del demanio militare che possono essere destinati al trasporto aereo commerciale e che non risultano più funzionali alle esigenze della Difesa. Questo dovrà avvenire con un decreto del ministero della Difesa, di concerto con il ministero delle Infrastrutture. Poi gli stessi beni dovranno essere trasferiti al demanio aeronautico civile e assegnati dall’Agenzia del Demanio all’Enac in uso gratuito. Per queste prime fasi la stima è di almeno un anno.
Solo dopo potrà aprirsi la partita del gestore. L’Enac, come stazione appaltante, dovrà avviare una gara pubblica per individuare la società di gestione aeroportuale, con aggiudicazione secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. A conclusione della procedura, i ministeri competenti potranno affidare formalmente la concessione, con una durata massima di 40 anni, riducibile a 20 per gli aeroporti minori. Anche per gara e affidamento viene stimato almeno un altro anno.
Il futuro gestore dovrà essere una società di capitali e avrà il compito di sviluppare, manutenere e gestire le infrastrutture, ma anche di organizzare i servizi commerciali, l’assistenza a terra, i rapporti con le compagnie aeree, i negozi, la ristorazione, i parcheggi e gli autonoleggi. Prima dei voli civili serviranno inoltre la convenzione con Enac, la certificazione aeroportuale, il piano della qualità e tutela ambientale e il contratto di programma.

Il quadro, dunque, è chiaro: Grazzanise non è più soltanto un’idea da convegno, ma non è ancora un progetto avviato. Il governo ha compiuto il primo passo inserendolo nella programmazione nazionale. La Regione, che aveva contribuito a rilanciare il tema, ora sembra legare ogni scelta alla posizione di Gesac. E Gesac, almeno per il momento, guarda altrove: al rafforzamento di Capodichino e alla crescita di Salerno. Resta da capire se il Casertano riuscirà a trasformare l’occasione in una vertenza istituzionale vera. Perché il rischio è che, dopo anni di attese, Grazzanise torni a essere evocato come soluzione futura proprio nel momento in cui bisognerebbe decidere se costruire davvero il terzo polo aeroportuale della Campania.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome