CASAL DI PRINCIPE – Una vasta inchiesta su un presunto giro di false invalidità civili scuote l’agro aversano, vedendo coinvolti medici, avvocati e gestori di patronati accusati di aver raggirato l’Inps. Nelle ultime ore, i militari della Guardia di Finanza, sotto il coordinamento della Procura di Napoli Nord, hanno eseguito un’ordinanza cautelare che applica la misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività di assistenza fiscale e giudiziaria, nonché qualsiasi mansione all’interno di Caf o strutture analoghe per la durata di dodici mesi, nei confronti di Vincenzo Simeone, del fratello Gianluca Simeone e di Iolanda Di Caterino.
L’esecuzione del provvedimento giunge al termine di una procedura introdotta dalla riforma Nordio. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Nord, Pia Sordetti, prima di esprimersi sulla richiesta di misure cautelari avanzata dalla Procura nell’ottobre 2024, ha infatti proceduto con gli interrogatori preventivi, consentendo agli indagati di confrontarsi direttamente con le accuse prima dell’emissione del verdetto.
L’indagine conta complessivamente venticinque persone iscritte nel registro degli indagati. I magistrati avevano inizialmente richiesto la misura degli arresti domiciliari per sette soggetti accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa previdenziale. Tra questi figura il quarantanovenne Vincenzo Simeone, considerato il promotore e capo della presunta struttura organizzativa ruotante attorno a un Caf di Casal di Principe, personaggio noto nel territorio anche per il suo recente impegno politico come promotore della lista “Casale nel Cuore”.
La richiesta dei domiciliari era stata avanzata anche per Iolanda Di Caterino, trentenne di San Cipriano d’Aversa e rappresentante dell’associazione “Lega Comunale Uila”, per Riccardo e Gianluca Simeone, ritenuti i factotum del gruppo, per Andrea Cantiello, per Giuseppe Fabozzi di Sant’Arpino e per Antonio Cantile, quarantaduenne ex consigliere comunale di opposizione a Trentola Ducenta.
Secondo l’impianto accusatorio, il sodalizio si occupava di aggirare i controlli burocratici per far ottenere benefici economici assistenziali sia a chi ne aveva diritto sia, soprattutto, a soggetti privi dei requisiti sanitari richiesti. Il meccanismo fraudolento si basava sulla predisposizione di certificazioni mediche ritenute totalmente false, attestanti patologie inesistenti.
All’interno dell’organizzazione, Iolanda Di Caterino avrebbe avuto il ruolo chiave di reperire i falsi certificati facendo da collante tra i sodali, mentre i coadiutori avrebbero raccolto i mandati dei clienti del Caf per inoltrare le istanze all’Inps o per supportare i successivi ricorsi civili nati a seguito dei primi dinieghi da parte dell’ente previdenziale.


















