Italia: i rider senza protezione dal caldo estremo

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Lavoro estremo
Lavoro estremo

Il 14 aprile 2023, Fabrizio Croci, un corriere di 59 anni conosciuto come “Tito”, è stato stroncato da un infarto fulminante. La sua morte è avvenuta al termine di una massacrante giornata di lavoro sotto un’ondata di caldo eccezionale. Nonostante fosse in buona salute e fisicamente attivo, il suo cuore ha ceduto allo sforzo estremo imposto dalle condizioni climatiche e lavorative.

La tragedia ha riacceso per un breve periodo i riflettori sulle condizioni di sfruttamento dei rider in Italia. A distanza di oltre un anno, però, il dibattito si è spento e la situazione non è migliorata. Anzi, per molti aspetti è peggiorata, lasciando i ciclofattorini sempre più soli di fronte ai rischi derivanti dalla crisi climatica.

L’ultimo paradosso è rappresentato dalle ordinanze regionali emanate per proteggere i lavoratori dalle temperature estreme. Questi provvedimenti, in teoria lodevoli, vietano lo svolgimento di attività faticose all’aperto nelle ore più calde, solitamente tra le 12:30 e le 16:00, quando il termometro supera la soglia di allerta.

Peccato che queste misure si siano rivelate una beffa per chi consegna cibo a domicilio. In alcune regioni, i rider sono stati esplicitamente esclusi dalle tutele. Ma anche dove non c’è un’esclusione formale, il divieto risulta inapplicabile per due ragioni strutturali che caratterizzano il loro modello lavorativo.

La prima ragione è temporale: la fascia oraria soggetta a restrizioni coincide perfettamente con il picco di ordini per il pranzo, il momento più redditizio della giornata. Le piattaforme di food delivery non hanno mostrato alcuna intenzione di sospendere le operazioni durante le ore di massima attività, scaricando di fatto il rischio sui lavoratori.

La seconda ragione, ancora più determinante, è di natura economica. I rider sono retribuiti a cottimo, cioè per singola consegna, e non percepiscono un compenso orario fisso. Per loro, fermarsi a causa del caldo torrido significa azzerare completamente i propri guadagni. Una scelta che nessuno può permettersi.

Così, storie come quelle di Ahmed, che pedala per pagarsi gli studi, o di Rashidi, che lavora per far arrivare la sua famiglia in Italia, diventano la norma. Lavorano senza sosta anche con 40 gradi. Le proposte dei sindacati, come l’estensione delle protezioni o l’accesso alla cassa integrazione per eventi climatici, restano per ora inascoltate.

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