Vojtěch Sedláček, un imprenditore sociale nato a Praga nel 1947, ha dato vita a un progetto rivoluzionario basato sulla fiducia e la solidarietà. Tramite la sua fondazione, chiamata “Nejdřív doma” (che si traduce come “Prima la casa”), offre prestiti a persone che affrontano difficoltà economiche senza applicare alcun tasso di interesse.
In molti casi, la restituzione del capitale non è nemmeno considerata un obbligo, posizionando la sua iniziativa agli antipodi del sistema bancario tradizionale e, soprattutto, della pratica dell’usura. Il suo modello si contrappone infatti a quello degli strozzini, che spesso rappresentano l’ultima, drammatica risorsa per chi si trova in una situazione disperata e viene escluso dai canali di credito ufficiali.
Fondata nel 2020, l’organizzazione si specializza nell’erogazione di piccoli prestiti, con importi che partono dall’equivalente di circa 800 euro. L’obiettivo non è generare profitto, ma fornire quel “primo aiuto” fondamentale che può permettere a una persona o a una famiglia di superare un ostacolo temporaneo e rimettersi in carreggiata. Un supporto che le banche, con le loro rigide valutazioni di rischio, negano proprio ai soggetti considerati più deboli e quindi più bisognosi.
La traiettoria di Sedláček non nasce dal mondo della finanza. Ha iniziato la sua carriera dopo studi in Matematica, lavorando come tecnico e programmatore di computer. La svolta è avvenuta dopo la caduta del regime comunista nell’ex Cecoslovacchia, un momento storico che ha aperto nuovi spazi per l’iniziativa privata e sociale.
Da allora, si è dedicato a una molteplicità di attività imprenditoriali e benefiche, mostrando una costante attenzione verso l’inclusione lavorativa dei più fragili. Ha fondato, ad esempio, società come Obslužna spol. e Agentura ProVás, entrambe nate con lo scopo preciso di creare opportunità di impiego e percorsi professionali per persone con disabilità, dimostrando un impegno sociale che precede di decenni il suo progetto di microcredito.
La vera radice della sua visione, però, affonda in una lezione di solidarietà appresa in famiglia. Sedláček ha sempre raccontato di essere stato profondamente segnato dall’esempio del nonno, il quale, in un’epoca difficile prima della Prima Guerra Mondiale, non esitò a fare un prestito ai suoi vicini senza pretendere che i soldi gli fossero restituiti. Quel gesto è diventato il principio guida della sua esistenza.
Nonostante l’impatto del suo lavoro, Sedláček non ama essere definito un filantropo. Si considera, più semplicemente, “una persona che cerca di dare una mano a chi ce la può fare e ha solo bisogno di un primo aiuto”. Con il suo operato, ha creato un’alternativa concreta che non giudica il bisogno, ma scommette sul potenziale umano.









