Alpi, fusione record accelera la fine dei ghiacciai

26
Fusione accelerata
Fusione accelerata

Una lunga ondata di calore sta accelerando la fusione dei ghiacciai italiani. Questo effetto è stato amplificato da un inverno e da una primavera con ridotte nevicate, che hanno lasciato il ghiaccio esposto e senza la sua consueta protezione naturale.

Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente, ha confermato questa tendenza. Sebbene per una valutazione precisa si dovranno attendere le misurazioni delle prossime settimane, è già evidente che il caldo intenso sta accelerando il processo di fusione in modo significativo.

La situazione è critica perché le alte temperature hanno colpito ghiacciai già fragili, favorendo uno scioglimento del ghiaccio più rapido e precoce. Un fenomeno simile era già stato osservato dopo le estati eccezionalmente calde del 2003, 2022 e 2023.

Il quadro generale sullo stato di salute dei ghiacciai italiani è molto preoccupante. Tutti si trovano in una fase di regressione e i dati mostrano che il fenomeno sta accelerando. Si stima che nell’ultimo secolo le Alpi italiane abbiano perso tra il 50 e il 60% della loro superficie glaciale.

L’intensificazione del fenomeno è avvenuta soprattutto negli ultimi decenni. Oltre il 90% dei ghiacciai italiani ha oggi una superficie inferiore a mezzo chilometro quadrato, una dimensione che li rende estremamente vulnerabili all’aumento delle temperature.

Il declino interessa l’intero arco alpino. Uno studio ha rivelato che quasi 2.000 ghiacciai alpini sono già scomparsi, mentre molti altri si sono ridotti a piccoli frammenti. I monitoraggi della ‘Carovana dei Ghiacciai’ hanno confermato la rapidità di questi cambiamenti.

Nessun ghiacciaio italiano può essere considerato in buona salute, ma alcuni sono particolarmente sofferenti. La Marmolada è diventata uno dei simboli della crisi climatica: dal 1888 ha perso oltre l’80% della sua superficie e più del 94% del suo volume. Solo tra il 2022 e il 2023 la perdita ha raggiunto il valore record di quasi 14 ettari.

Non è un caso isolato. Anche l’Adamello-Mandrone, il più grande ghiacciaio italiano, continua a perdere spessore in modo significativo. In Alto Adige, il ghiacciaio di Solda si sta trasformando in un ammasso di detriti e ghiaccio frammentato.

I dati raccolti indicano che alcuni apparati sono già entrati nella fase finale del loro ciclo di vita. Il ghiacciaio del Careser, uno dei più studiati d’Italia, è destinato a scomparire entro gli anni Quaranta di questo secolo. Ancora più critica è la situazione dei piccoli ghiacciai delle Alpi orientali, che potrebbero svanire già nei prossimi anni.

Le conseguenze del declino sono gravi. I ghiacciai non sono solo un patrimonio paesaggistico, ma rappresentano una componente essenziale del sistema alpino. La loro scomparsa comporta una progressiva riduzione della disponibilità di acqua durante i mesi estivi, con gravi ripercussioni su agricoltura, produzione idroelettrica e biodiversità.

Inoltre, il ritiro dei ghiacciai e la degradazione del permafrost aumentano l’instabilità dei versanti, favorendo frane, crolli di roccia e la formazione di nuovi laghi glaciali potenzialmente pericolosi.

Per affrontare questa emergenza è necessario agire su due fronti. Da un lato la mitigazione, riducendo le emissioni di gas serra. Dall’altro l’adattamento, attraverso il monitoraggio continuo, sistemi di allerta e una pianificazione territoriale adeguata alle nuove condizioni ambientali.

Per questi motivi, ad agosto la ‘Carovana dei Ghiacciai’ tornerà in quota per monitorare da vicino lo stato di salute dei ghiacciai alpini, documentare gli effetti della crisi climatica e promuovere un confronto tra comunità scientifica, istituzioni e territori.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome