NAPOLI – Una piazza affollata trasformata in un teatro di guerra, armi da fuoco in strada e una fuga che, secondo gli inquirenti, era stata pianificata nei dettagli. E’ questo lo scenario ricostruito dalla polizia dopo la rissa con spari avvenuta a Montesanto lunedì alle 19, su cui oggi si tengono gli interrogatori dei quattro indagati arrestati.
Per la Squadra Mobile e la Direzione Distrettuale Antimafia non si è trattato di un episodio improvvisato, ma di uno scontro tra “soggetti criminalmente contrapposti”, due gruppi rivali che si sarebbero fronteggiati nel cuore del quartiere trasformando una zona frequentata da passanti, famiglie e turisti in un campo di battaglia.
Secondo gli investigatori, uno dei fronti farebbe capo a Gianluca Calvanese, arrestato poche ore dopo i fatti con una pistola calibro 9 clandestina e dodici cartucce. Dall’altra parte ci sarebbero Giuseppe Triuolo ed Emanuele Iaccarino, protagonisti delle immagini che hanno rapidamente fatto il giro dei social: il primo mentre estrae un’arma da una Fiat Panda e spara in aria, il secondo con il volto coperto e un Kalashnikov in mano.
La ricostruzione degli inquirenti si concentra anche sulla presenza di familiari e compagne durante i momenti concitati. Triuolo sarebbe legato sentimentalmente alla sorellastra di Iaccarino, mentre la compagna di quest’ultimo, Arianna Rossetti, è accusata di aver contribuito alla gestione e all’occultamento delle armi: avrebbe inizialmente preso una pistola, cercato di nasconderla in un negozio e infine sistemarla nella Panda utilizzata da Triuolo. Pochi istanti dopo, proprio da quel veicolo sarebbero partiti i colpi che hanno generato il panico tra i presenti. Il caos si è poi intensificato con il ritorno di Iaccarino, che secondo le immagini delle telecamere avrebbe raggiunto la piazza con un AK-47, successivamente ritrovato nascosto sotto un’auto riconducibile allo stesso indagato. La pistola usata da Triuolo, invece, non è stata ancora recuperata.
Determinanti per la ricostruzione sono state le immagini estratte da sei telecamere di videosorveglianza, che hanno permesso di seguire passo dopo passo la sequenza degli eventi: arrivi in scooter, rissa iniziale, passaggi di armi, fuga e ritorno armato.
Le indagini, coordinate dalla Dda, puntano ora a chiarire il movente dello scontro, che potrebbe essere legato al controllo di attività illecite come truffe agli anziani, traffico di droga e spartizione di denaro. Nel frattempo, i quattro arrestati si trovano in carcere in attesa degli interrogatori: Calvanese per il possesso dell’arma clandestina, Triuolo per gli spari, Iaccarino per il Kalashnikov e Rossetti per il presunto ruolo nell’occultamento delle armi. Le verifiche proseguono per accertare eventuali ulteriori responsabilità e la possibile esistenza di un arsenale nascosto nei vicoli della zona.











