Piantedosi: “Disarmeremo Napoli”. L’annuncio del Ministro dell’Interno

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Riunione in Prefettura a Napoli e il ministro Matteo Piantedosi
Riunione in Prefettura a Napoli e il ministro Matteo Piantedosi

NAPOLI – Dopo quasi due ore e mezza di confronto serrato, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi mette in campo il “Modello Napoli”. L’obiettivo è chiaro: blindare il territorio, contrastare la diffusione delle armi e fermare sul nascere una possibile nuova escalation criminale. Il palazzo della Prefettura si è trasformato ieri pomeriggio nel quartier generale di un vertice ad altissimo livello convocato per affrontare i recenti episodi di cronaca nera che hanno riportato al centro del dibattito il tema della sicurezza in città.

Al tavolo del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica si sono seduti il ministro Piantedosi, il prefetto Michele di Bari, il capo della polizia Vittorio Pisani e il sindaco Gaetano Manfredi. Accanto a loro l’intera prima linea della magistratura partenopea: i procuratori di Napoli Nicola Gratteri, Napoli Nord Domenico Airoma e Torre Annunziata Nunzio Fragliasso, il procuratore generale e la presidente della Corte d’Appello. Un confronto che ha segnato un asse compatto tra governo, istituzioni locali e magistratura per definire una risposta coordinata ai nuovi segnali di tensione.

Piantedosi, però, ha voluto chiarire che Napoli non si trova in una situazione di emergenza generalizzata. “Dobbiamo fare una premessa, non siamo agli anni dell’emergenza acuta di criminalità o sicurezza a Napoli”, ha spiegato il ministro incontrando la stampa al termine del comitato. “Se guardiamo l’andamento statistico, la città non registra particolari anomalie. Ci sono stati però degli episodi specifici che abbiamo analizzato e che ci impongono un intervento mirato. Vogliamo disarmare la città”. Il riferimento è agli episodi che nelle ultime settimane hanno riacceso l’allarme. In particolare la guerriglia armata di Montesanto, dove un uomo è sceso in strada impugnando una mitragliatrice dopo che poco prima un’altra persona aveva sparato tra la folla. Un episodio che ha riportato l’attenzione sulla presenza di armi illegali e sul fenomeno delle “stese”, le azioni intimidatorie a colpi d’arma da fuoco che da anni interessano alcuni quartieri cittadini.

Il nodo centrale, secondo il Viminale, resta la circolazione di pistole e coltelli tra fasce sempre più giovani della popolazione. “La nostra attenzione si è focalizzata sulla ricorrente presenza di armi, talvolta anche tra ragazzi, e ci siamo chiesti cosa si possa fare di più”, ha dichiarato Piantedosi.

La strategia annunciata punta quindi a rafforzare il controllo del territorio e a migliorare il coordinamento tra le diverse istituzioni coinvolte. Un’azione che parte dalle attività di prevenzione, ma che mira anche a colpire con maggiore efficacia chi alimenta i circuiti criminali. Il ministro ha rivendicato anche il potenziamento degli organici delle forze dell’ordine già realizzato negli ultimi mesi. “In un anno e mezzo abbiamo assegnato all’area metropolitana 1.532 unità delle tre forze di polizia. E’ la testimonianza tangibile dell’attenzione che lo Stato riserva a questa terra”, ha sottolineato. Il “Modello Napoli” nasce dunque come una risposta mirata a episodi specifici, senza una lettura emergenziale complessiva, ma con la consapevolezza che la diffusione delle armi rappresenta una delle principali minacce alla sicurezza urbana, come dimostrano gli spari di Montesanto.

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