NAPOLI – Alta tensione nel quartiere di Montesanto, dove la situazione è arrivata a un punto di rottura. La rissa culminata con colpi di arma da fuoco e persino un kalashnikov ha scosso l’intera zona. I disordini avvenuti in piazza Montesanto hanno fatto saltare i delicati equilibri. Il caos in strada e la violenza hanno attirato l’attenzione immediata e massiccia delle forze dell’ordine. Basta dire che l’altro ieri è arrivato a Napoli il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il conseguente dispiegamento di pattuglie ha blindato il territorio. Di fronte a questo scenario, le ‘paranze’ locali, supportate dai vertici dei cartelli dei Mazzarella e dei Contini, sono intervenute per fermare le ostilità tra le due famiglie. Secondo le ultime informative delle forze dell’ordine, famiglie locali e cosche del centro storico non hanno affatto gradito l’improvvisa accensione dei riflettori sulla zona, con tutte le conseguenze del caso. Ora c’è una sorta di coprifuoco la sera nei vicoli. C’è ancora tensione. Ma il messaggio è un altolà immediato. Le paranze locali si sono federate per imporre il silenzio e bloccare i disordini a Montesanto. “Ora qui tutti devono stare fermi”.
Le informative delle forze dell’ordine confermano che le famiglie locali hanno alzato la voce: i controlli mirati a Montesanto da una settimana a questa parte hanno provocato più di un mal di pancia. La priorità assoluta è far diminuire la pressione della polizia nelle strade del quartiere. Lo scontro tra due famiglie del posto rivali ha destabilizzato l’intera area. Va detto che le due famiglie in lotta non sono legate ai clan. Si tratta di vecchie ruggini. Ma negli ultimi giorni a Montesanto è successo di tutto, portando la percezione di insicurezza ai massimi livelli. I due colpi di pistola in pieno giorno e tra la gente avevano superato i limiti di tolleranza. Le istituzioni hanno reagito. Ora la tregua imposta dall’alto serve a ripristinare una parvenza di normalità. Gli investigatori monitorano con la massima attenzione questa apparente e forzata pace nel centro. Si teme infatti che sotto la cenere del silenzio covino ancora forti risentimenti. Le pattuglie delle forze dell’ordine continuano comunque a presidiare i punti nevralgici di Montesanto. I residenti vivono giorni di grande apprensione, dopo la paura per la rissa e gli spari. Il presidio costante dello Stato resta l’unico vero argine contro l’escalation.
Intanto le indagini della squadra mobile (diretta da Mario Grassia) proseguono per ricostruire la vicenda. Ogni movimento sospetto tra i vicoli viene registrato dalle autorità per prevenire una ripresa delle ostilità. Gli specialisti della Squadra Mobile e della Scientifica della Questura lavorano tuttora per ricostruire la sequenza dei fatti tassello dopo tassello. Una vicenda che gli inquirenti escludono essere legata a contesti di criminalità organizzata, bensì a vecchie ruggini e forti attriti tra due nuclei familiari. Vediamo la ricostruzione della polizia. Il primo segnale: poche ore prima del caos in piazza, gli agenti della Polizia di Stato rinvengono alcuni bossoli davanti all’abitazione del 38enne Giovanni Calvanese. Era sabato, due giorni prima della rissa. Nella serata di lunedì, le tensioni tra i due gruppi si traducono in una violenta colluttazione fisica in piazza Montesanto, che vede contrapposti da una parte Giuseppe Truiolo ed Emanuele Iaccarino, e dall’altra alcuni parenti dello stesso Calvanese (che è in casa in quel momento e non partecipa alla rissa in piazza). La zuffa degenera in pochi minuti.
Truiolo esplode due colpi di pistola in piazza, mentre più tardi Iaccarino torna sul posto con un fucile d’assalto kalashnikov. Ancora più tardi, la piazza diventa anche scenario di una zuffa tra donne appartenenti alle due fazioni. Dopo gli spari, i poliziotti della sezione “Falchi” fanno scattare un’operazione d’urgenza per blindare i vicoli del quartiere. Davanti al portone dello stabile di Giovanni Calvanese, gli agenti notano un gruppo sospetto di sette uomini non residenti. Il controllo si sposta all’interno dell’appartamento del 38enne: nascosta sotto un cuscino, i Falchi rinvengono una pistola semiautomatica calibro 9. Calvanese, che non ha partecipato ai disordini in strada, viene arrestato per detenzione illegale di arma da fuoco. L’uomo si giustificherà dicendo di averla rimediata solo per difesa personale, sentendosi minacciato dopo aver saputo dello scontro in piazza che coinvolgeva alcuni parenti.
Truiolo e Iaccarino vengono fermati. Due giorni più tardi avviene la convalida dei fermi: Truiolo (difeso dall’avvocato Rocco Maria Spina), ha ammesso di aver sparato con la pistola, sostenendo però di averlo fatto al solo scopo di disperdere la folla rivale e interrompere la rissa. Residente a Giugliano ma frequentatore del centro storico, ha parlato di un clima di sguardi disprezzanti e ostilità avvertito nei giorni precedenti, senza chiarire come si sia procurato l’arma. Emanuele Iaccarino (assistito dall’avvocato Ciro Arino), ha confessato di aver prelevato il kalashnikov perché spaventato dagli scontri, sottolineando tuttavia di non aver fatto fuoco e di non saper nemmeno usare quel tipo di arma da guerra.












