Gisec, spunta la richiesta di Luserta

Avrebbe indicato a Giovanni Zannini un professionista per un incarico di vertice nella società provinciale dei rifiuti

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Giovanni Zannini e Giuseppantonio Luserta
Giovanni Zannini e Giuseppantonio Luserta

CASERTA – Rapporti personali, affinità politiche o comuni convenienze. Le ragioni della vicinanza tra Giuseppantonio Luserta, imprenditore del settore estrattivo, e Giovanni Zannini, consigliere regionale di Forza Italia oggi sospeso, possono essere diverse. Stabilire quale di queste abbia avuto più peso, e se ve ne siano altre non elencate, sarebbe però un esercizio complesso, dal risultato inevitabilmente opinabile. A offrire uno spaccato più concreto di quel rapporto, più che sulla sua natura, sui suoi effetti, sono le inchieste coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, che coinvolgono, in vicende distinte, proprio l’uomo d’affari e il politico. Procedimenti separati, ma con alcuni punti di contatto. Dagli atti emerge, secondo l’accusa, che Luserta avrebbe avuto accesso diretto a Zannini e una certa capacità di orientarne, in alcuni casi, le scelte.
Un rapporto che assume rilievo anche per il ruolo ricoperto da Zannini nella precedente legislatura regionale, quando, da esponente della maggioranza e consigliere vicino al governatore Vincenzo De Luca, presiedeva l’importnte commissione Ambiente, competente anche in materia di cave. Tra le richieste rivoltegli dall’imprenditore, stando a quanto ricostruito dai carabinieri, ci sarebbe stata anche l’indicazione di un professionista per un incarico di vertice nella Gisec, la società provinciale che gestisce il ciclo dei rifiuti.
A riferire l’episodio agli investigatori sarebbe stato Pasquale Crisci. Ex amministratore comunale di Santa Maria a Vico ed ex vicepresidente della Provincia, Crisci ha iniziato a rendere dichiarazioni ai magistrati dopo la scarcerazione, avvenuta nel 2023, nell’ambito dell’inchiesta antimafia sul cimitero di Santa Maria a Vico. Nel ricostruire presunte dinamiche illecite della politica casertana, avrebbe raccontato di avere assistito personalmente alla richiesta avanzata da Luserta.
Il professionista indicato non ricopre più da alcuni anni incarichi nella società. E la vicenda Gisec, per quanto risulta, non è oggetto di una specifica contestazione penale.
Il racconto di Crisci resta però al vaglio degli investigatori e, se riscontrato, potrebbe offrire un ulteriore elemento sulla capacità attribuita a Luserta di incidere in settori strategici degli enti locali attraverso il rapporto con il consigliere regionale (oltre a far accedere i fari proprio sul mondo Gisec). In sostanza, l’imprenditore sarebbe stato uno dei soggetti in grado di parlare direttamente a Zannini e di vedere talvolta accolte le proprie indicazioni.
Luserta è indagato nel filone relativo agli affidamenti ottenuti dalla cava Santa Lucia per il conferimento dei materiali provenienti dai cantieri dell’alta velocità. Secondo la Procura, si sarebbe attivato attraverso l’allora sindaco di Caserta Carlo Marino, anche lui indagato, per ottenere l’inserimento del sito tra quelli utilizzabili da Rete ferroviaria italiana.
Nel fascicolo compare anche un dirigente di Rfi, Domenico Semplice, circostanza emersa con le recenti perquisizioni eseguite dai carabinieri. L’accusa sostiene che avrebbe favorito l’operazione violando le regole. Le utilità contestate sarebbero state trasferite, secondo gli inquirenti, attraverso incarichi professionali ritenuti fittizi o gonfiati, affidati ad avvocati e tecnici.
Zannini è invece coinvolto nell’inchiesta condotta dai carabinieri di Aversa sui finanziamenti Invitalia ottenuti dalla società Spinosa. L’accusa sostiene che si sarebbe adoperato per evitare la revoca dei fondi agli imprenditori Griffo. Le contestazioni riguardano, a vario titolo, corruzione, truffa e falso. Il consigliere è indagato anche in un altro procedimento relativo a due posti di lavoro che, secondo la tesi accusatoria, sarebbero stati promessi in cambio di sostegno elettorale.
Si tratta di ricostruzioni investigative ancora da verificare nelle successive fasi del procedimento. Tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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